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domenica 21 gennaio 2018

Pausa Caffè, l'intervista


Ragazzi potete presentarvi ai nostri lettori?
Salve a tutti! Siamo i Pausa Caffè e veniamo da Torino. Ciao mamma!

Ci spiegate come è nato il nome della band? Di chi è stata l'idea?
I Pausa Caffè nascono con Luca Scomparin (voce), Christopher Siddi (pianoforte e tastiere), Lorenzo Manzoni (batteria) e Luca Abbrancati (basso). Il nome prende forma durante una chiacchierata fatta seduti al tavolino di un bar, ed è direttamente collegato allo spirito con cui nasce la band, cioè quello di raccontarsi attraverso la musica, cercando di essere liberi e spensierati proprio come durante una pausa caffè, in cui si parla di tutto e di niente, del più e del meno, del meno e del più.

Raccontateci il vostro percorso artistico.
Siamo partiti immediatamente con la musica inedita, bypassando lo step delle cover. Questo grazie al fatto che Luca aveva già alcuni testi pronti per essere arrangiati. Ci siamo esibiti più volte, riscuotendo molti pareri positivi sui brani, in particolare per le parole in essi contenute. All’inizio del 2017 è entrato nel gruppo Niccolò Vianello (chitarra), che ha aggiunto le sei corde alle nostre sonorità. Inizialmente, l’impronta musicale era orientata verso un sound molto più acustico e folkeggiante rispetto a quello che si percepisce ascoltando Ballo di fine album. In ogni caso abbiamo avuto la possibilità di esibirci spesso dal vivo, partecipando anche a diversi festival e contest, tra cui il Carnevale di Ivrea e il Patchanka. A giugno siamo entrati in studio per registrare il disco, uscito il 30 settembre scorso, e ora siamo alla ricerca di date per portarlo in giro il più possibile.

Aggiungere un proprio stile e identità, quanto è importante per un musicista?
Secondo noi è fondamentale, forse è la cosa più importante. È per questo che stiamo lavorando tanto su come ci poniamo, a livello di gruppo, con il pubblico, sia durante le esibizioni dal vivo che attraverso i social network. È importante essere sempre coerenti con quello che si vuole trasmettere, dal punto di vista della musica ma anche (e forse soprattutto, al giorno d’oggi) a livello di immagine. Abbiamo deciso di costruire un tema ben preciso intorno al disco, e cerchiamo in ogni modo di muoverci al suo interno, cercando sempre il collegamento con esso e con il suo significato.

Quali sono i vostri ascolti musicali?
Partiamo col dire che sono tutti molto diversi tra di loro, e gli incastri di gusti e di influenze sono ben percepibili all’interno dei nostri pezzi. Innanzitutto c’è una forte presenza dell’elettronica, che il nostro produttore Fabrizio ci ha aiutato a cogliere nel migliore dei modi realizzando dei suoni meravigliosamente freschi. Non manca però la tradizione cantautorale italiana, a noi ben presente sia grazie ad artisti più datati come De Andrè o Guccini, sia grazie ad autori contemporanei come Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, Brunori Sas o Max Gazzè. Anche Caparezza, molto apprezzato da tutti noi, è in qualche modo una fonte di ispirazione. Dal lato di Luca Scomparin e Christopher c’è anche una componente rap/hip hop, mentre Luca Abbrancati e Niccolò sono più vicini al rock e a tutti i suoi sottogeneri.

Tra le vostre esperienze e partecipazioni, quali ricordate con soddisfazione?
Dal punto di vista del gruppo probabilmente la data di Sanremo, a maggio dello scorso anno, perché ci ha permesso di viaggiare, quindi di passare tanto tempo insieme e sicuramente ha incrementato la nostra compattezza. Sicuramente la produzione del disco è stato un momento musicalmente molto importante, che ci ha fatto crescere sia individualmente che come gruppo e che ci ha fatto assumere una notevole consapevolezza nei nostri mezzi. Anche la realizzazione del video, completamente autoprodotto, è certamente stata stimolante e divertente, oltre che impegnativa.

Ci parlate del vostro EP, Ballo di fine album? Perché questo titolo?
Ballo di fine album è carichissimo della nostra personalità e del nostro modo di concepire il mondo, oltre che la musica. I testi hanno un ruolo di primissimo piano, e attraverso di essi proviamo a raccontare alcune delle più significative contraddizioni della società attuale. Manitou e Coriandolo, mettono in risalto la cattiva influenza dei social network sulla vita di ognuno di noi, ci trascinano in una bolla di conformismo da cui è difficile scappare. Solita Routine ci parla di come le convenzioni sociali impediscano a due giovani di età diverse di vivere serenamente la loro storia d’amore. Cesare, invece, è un viaggio introspettivo alla scoperta di se stessi, alla ricerca dei propri demoni interiori, che non sempre si riescono a sconfiggere: il messaggio che vogliamo trasmettere è che la musica diventa un modo per provare, almeno, a vivere davvero. Infine, Pausa e Caffè, sono un invito a prendersi alcuni minuti di solitudine nel corso della propria giornata, una “pausa caffè”, per isolarsi da tutto e da tutti, perché è solo così che si può essere davvero se stessi.
Per quanto riguarda il titolo, è stato scelto per cercare di inquadrare su più livelli il concept attorno a cui il disco ruota: il tema è ovviamente quello della festa, evidenziato tramite il chiaro riferimento al ballo di fine anno tipicamente americano (da cui deriva la scelta del font). Se vogliamo andare un po’ più a fondo, si ritrovano le contraddittorie lotte al conformismo che vediamo in Manitou: a questa festa non vorremmo partecipare, siamo totalmente disinteressati, però quando arriva l’ultima canzone, ci rendiamo conto che l’ultima cosa che vogliamo è che arrivi la fine, ormai ci stiamo dentro, e probabilmente tutti quanti siamo, alla fine, un po’ conformisti.

I vostri piani futuri?
Sicuramente portare avanti il progetto sfruttando al massimo tutte le potenzialità che crediamo abbia. Vogliamo suonare tanto dal vivo, sempre di più, per far ascoltare i nostri pezzi al maggior numero di persone possibile, e rientrare in studio al più presto per realizzare qualcosa di nuovo, visto che di idee da sviluppare ne abbiamo parecchie. Sembra che il disco in generale piaccia e chissà, magari potrebbe finire nelle mani (e nelle orecchie) della persona giusta. Ci va sicuramente fortuna, come in tutto nella vita, però noi il nostro vogliamo e dobbiamo mettercelo.

A chi volete dire "grazie"?
Prima di tutto a noi stessi: quello che abbiamo fatto fin ora è stato grazie alla passione e all’impegno che ciascuno di noi ha dedicato alla causa. Poi dobbiamo ringraziare Fabrizio Pan, il nostro mitico produttore, che ci ha dedicato tutta l’attenzione possibile, dandoci una grossa mano a livello di idee mettendoci molta della sua esperienza. E, ultimo ma non ultimo, alle nostre famiglie, sempre pronte ad appoggiarci e a spingerci in ogni momento, scarrozzandoci in giro e supportandoci ai live.

I vostri contatti?
Potete trovarci su YouTube su Facebook e su Instagram

martedì 19 dicembre 2017

Vanterrania - Electronix


«Electronix» è lo sconvolgente album di debutto di «Vanterrania», che ad un primo ascolto entra direttamente nel cervello tramite connessioni matrixiane. Entriamo cosi nel suo mondo primitivo formato da due poli: il rock e l'elettronica. Gli strumenti utilizzati sono synth, sequencer e chitarre sflangerate dello stampo tipico degli anni '80; ha iniziato proprio in quegli anni ad esibisirsi nel territorio natio, Catania.

Ma torniamo al disco, che parte subito con ritmiche serrate, crudi accordi e distorsioni onnipresenti; il pezzo si chiama «Cyber» e dentro di esso riecheggia quella voce mostruosa che sentenzia: «one of these days i'm going to cut you into little pieces».

Con «Data wave» si ha l'impressione di rimanere nello stesso distopico mondo di «Cyber» con la differenza che i suoni cominciano ad assottigliarsi; le distorsioni da taglienti come lame di rasoio diventano pelle morta sporca.

«Electronix 09» e «Enigma» segnano l'inizio di un virtuosismo chitarristisco non indifferente, che spazia dalla velocità di esecuzione fino alle melodie che toccano con sensibilità note di Bowieniana memoria.

Ed eccoci arrivati alla quinta traccia del disco, si dice «Traccia» di qualcosa che rimane impressa in un qualsivoglia supporto e «Field» si stampa come un'orma sulla fanghiglia di una palude inabitata. Qui si assiste a una discesa sonora che sembra voler preannunciare qualcos'altro, scandita da un battito cardiaco incarnato dalla veemenza della cassa.

«H2o» fa intendere che Vanterrania ha bisogno di rilasciare chitarristicamente uno sfogo psico-orgasmatico come si ha bisogno dell'acqua.

«High Voltage» ed «On» si differenziano per bpm; infatti con la prima ci riallacciamo a «Field» e con la seconda ad «H2o», sembra che Giovanni Brancati alias Vanterrania voglia farci diventare poco più che numeri nella sua equazione fatta di battiti per minuto.

Ed ecco «Robot»: un pezzo di 8 minuti circa che ci introduce delle sonorità metalliche dalle sembianze violinistiche, qui riusciamo a vedere con i nostri occhi un colosso futuribile armato di cannoni laser ebombe al plutonio.

«Mega», la nona traccia di questo album si presenta forse come la più accattivante e avvincente , attraverso una struttura-canzone con più appeal rispetto alle precedenti, dati anche i cambi degli accordi ritmici frequenti e repentini: senza sbilanciarsi, siamo di fronte al pezzo realizzato con maggior incisività, dalle suggestioni on the road post apocalittiche.

«Virtual Love» ci ripropone le sonorità sperimentate a suo tempo da Mick Ronson, braccio destro di Bowie negli Spiders from Mars e con «Mechanical Arms» siamo arrivati alla fine di questo disco che si conclude con schitarrate noise ubriacanti.

Questo disco ci è piaciuto per il suo intento creativo, il lavoro nel complesso risulta omogeneo, ma a volte fin troppo; d'altronde si parla di elettronica e quindi non possiamo attribuire grandi colpe all'autore in merito alla ripetitività.

Aspettiamo con impazienza il secondo disco per scoprire l'evoluzione del suo particolare stile artistico che a detta sua è in continua sperimentazione:«la sperimentazione non può fermarsi e spinge alla ricerca di nuovi modi di composizione sia analogiche che digitali, aspirando sempre più al raggiungimento della sonorità desiderata ».

lunedì 3 febbraio 2014

Music movie by DarkAngel0ne in prima assoluta a Milano 9/11.02 alle Stelline

40a edizione per Vintage Workshop® e quasi dieci anni dallo start-up del progetto che nel 2005 prese avvio con la fondazione dell'Associazione culturale dei Ricercatori di Moda d'Epoca.
L'evento espositivo, seppure molto noto e richiesto nelle frange dei creatori e designer più importanti, riconosciuto come primaria fonte di ispirazione per l'alto grado creativo e stilistico delle sue proposte di accessori Vintage unici, si era sempre finora svolto con decorrenza infrasettimanale, in concomitanza con la moda a Milano. Il calendario penalizzava così il pubblico dei privati, soprattutto provenienti da altre città d'Italia.
Vintage Workshop Milano February 2014 flyer invitation detail
Vintage Workshop Milano - dettaglio flyer
Per il grande anniversario, Vintage Workshop® aprirà i battenti eccezionalmente la domenica 9 febbraio con orario ad oltranza 9/20 e ingresso libero.  In prima assoluta internazionale, proprio domenica sarà presentato il nuovo movie musicale realizzato dall'artista visuale Nativo Americano DarkAngel0ne, al secolo RedHawk, conosciutissimo nell'ambiente artistico per aver portato alla ribalta con i suoi video visionari e onirici alcuni artisti e band oltre ad aver conferito un'impronta inconfondibile a molti lavori di musicisti di fama mondiale quali Bruce Ruffin, Muse e Gary Numan di Music Machine con la sua competizione internazionale che gira il mondo sempre accompagnato dai video on stage di DarkAngel. Che dire di questo artista? Rimango sempre senza parole quando guardo un suo nuovo video che mi proietta in atmosfere surreali facendomi sognare e immaginare a occhi aperti con le sue visioni che da foto statiche prendono movimento sbaragliando ogni diktat della fotografia che tenderebbe a congelare per sempre un momento. Le foto animate di DarkAngel0ne, che molti conosceranno anche con il marchio SpecialOps by DarkAngel, in particolare i fans che da anni già lo seguivano sul vecchio Myspace, rompono l'immobilità tipica della foto per spaziare in dimensioni e prospettive mai prima esplorate, assumendo nuovi significati e un concetto di tempo inarrestabile, cambiandone le coordinate e dando alla storia un ritmo diverso, un senso di inarrestabilità secondo il quale la storia non si ripete mai uguale a se stessa.
Le sue immagini tridimensionali e scultoree vanno apprezzate a monitor ma soprattutto su mega screen. Così a Palazzo delle Stelline, in occasione dell'esposizione-vendita Vintage Workshop, in un ambiente altamente creativo e stimolante con proposte Vintage da far roteare gli occhi, i vostri occhi -ma anche le orecchie- continueranno a roteare perché, proprio all'interno del salone espositivo Solari, vi sarà una speciale istallazione con mega schermo dove verrà proiettato a varie riprese il 1° capitolo "Cys, cyber citizens as the World through my Eyes". Si tratta della prima parte di quello che si preannuncia essere un visionario movie al quale DarkAngel e l'Associazione organizzatrice stanno ormai lavorando da oltre un mese e che con ogni probabilità approderà nella formula completa la prossima stagione a Milano.
il materiale studiato e raccolto dai Ricercatori Moda d'Epoca e la sceneggiatura scritta dalla sua ideatrice, Angela Eupani, si sono rivelati talmente consistenti, da indurre alla decisione di proseguire il movie con altri episodi per poi giungere all'obiettivo ultimo di Angela e DarkAngel che consiste nell'approdare a un epic movie che avrà come titolo "Survivors of the Third Millennium".
Partecipano al progetto completamente no-profit una decina di artisti internazionali che, a vario titolo e in free sharing, hanno fornito alcune loro opere d'arte, materiale fotografico, dipinti e illustrazioni e soprattutto la colonna sonora che, con cinque diverse composizioni, declinerà l'intero racconto sui toni dapprima Rock Progressive e poi Hardcore, Post-Punk e Industrial fino a riprendere note più atmosferiche e alternative Folk. Una musica quindi mai in subordine, bensì protagonista con l'apporto del giovane artista e compositore olandese Rezz Atrana, del compositore, artista e fotografo moscovita Sergei Boldyrev, in arte Bolser, e del gruppo inglese Wise Children guidato dal suo leader, voce straordinaria e compositore di musiche e liriche Robin Warren-Adamson.
E sarà il sonoro a plasmare le immagini poiché l'autore del movie proprio da questo si lascia trasportare creando e incidendo una sua personale melodia di immagini che interpretano la musica e talvolta anche i testi.

Vi do quindi appuntamento per domenica 9 febbraio 2014 dalle ore 9 alle 20 con vernissage e inizio proiezioni alle ore 18. La mostra continuerà, anche per gli operatori moda, designer e tutti gli appassionati di Vintage, lunedì 10 con gli stessi orari e martedì 11, ancora dalle ore 9, con finissage e ulteriori proiezioni in loop dalle ore 17.30 fino alle 20 con ultima ammissione del pubblico alle ore 19. Da non perdere!
Per approfondimenti, comunicato stampa, mappe e raggiungibilità con i messi pubblici é possibile consultare il sito ufficiale degli organizzatori: vintageworkshop.it 

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