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venerdì 1 maggio 2026

“Live” è il nuovo EP de La Fottuta Band

 

Diretto, sporco, senza filtri. “Live” è il nuovo EP de La Fottuta Band: cinque tracce che catturano l’essenza più cruda del loro suono e la restituiscono senza compromessi.

Registrato con l’urgenza di chi ha qualcosa da dire e poco tempo per dirlo, “Live”suona esattamente come deve: vero. Chitarre che graffiano, una sezione ritmica che pulsa come un cuore accelerato e una voce che non chiede permesso. Ogni traccia è un frammento di palco, un’esplosione di energia che trascina dentro chi ascolta.

In questi cinque brani La Fottuta Band mette a nudo la propria identità, mescolando rabbia, ironia e un’attitudine che non si piega. Non c’è spazio per sovrastrutture: solo musica vissuta, suonata e sputata fuori con sincerità.

TRACKLIST

NULLA CALMA
“Nulla Calma” racconta una routine infernale che consuma la vita giorno dopo giorno. È l’irrequietezza di chi non si sente mai davvero appagato, mai davvero felice — nemmeno nei momenti in cui sembra possibile risorgere. È una corsa continua, una lotta fino all’ultimo secondo, aggrappati a qualsiasi spiraglio mentre un’altra settimana è già pronta a ricominciare. E noi restiamo lì, sospesi, a renderci conto che, in fondo, siamo soltanto polvere.

SANGUE
Nel 1680 gli Zuni, popolo nativo del sud-ovest degli Stati Uniti, furono travolti dalla violenza e dall’imposizione di un nuovo ordine. Una storia di sopraffazione, identità negate e culture costrette a piegarsi sotto qualcosa di più grande e feroce. È successo allora, succede ancora oggi. “Sangue” porta addosso il segno di quella lotta e lo trasforma in suono: ritmiche serrate, impatto diretto, un’energia che scuote e non concede tregua. Perché alcune storie — come certe guerre interiori — devono essere raccontate prima che il rumore del mondo le cancelli.

ROCK’N’ROLL
“Rock’n’Roll” è un punto di rottura. Un brano diretto e viscerale, il momento esatto in cui si smette di chiedere il permesso. Qui la libertà non è un’idea astratta, ma una scelta concreta, immediata, istintiva.
In poco più di tre minuti, la traccia diventa un invito a scegliere se stessi senza compromessi, anche quando significa fare rumore, disturbare, uscire dagli schemi. È una dichiarazione urgente, senza filtri: perché vivere davvero non si può rimandare. E forse non esiste una seconda possibilità.

MENTE DIVORO
“Mente Divoro” affonda nell’alienazione dell’uomo nella società contemporanea. Non esiste più un confine netto tra lavoro e vita: tutto si mescola, tutto invade. L’operaio moderno — in fabbrica, in ufficio o davanti a uno schermo — finisce il turno, ma non si ferma davvero. Si rifugia nella tecnologia, scorre, consuma, si distrae. Crede di staccare, ma si svuota ancora di più. È un’alienazione nuova, più silenziosa e subdola. Ti tiene occupato mentre perdi il contatto con te stesso. Ti illude di riposare mentre ti consuma.

DELLA MORTE DELL’EGO
Un viaggio interiore, viscerale e senza difese. Racconta la fragilità umana e la forza che nasce proprio dalle crepe. Il contrasto tra “sole e ruggine” diventa il simbolo di un equilibrio instabile: luce e oscurità, bellezza e consumo, vita e decadimento. È una traccia che attraversa domande esistenziali e visioni oniriche, dove lo smarrimento diventa terreno fertile per una trasformazione. Nel vuoto si accende un’energia nuova: l’ego muore, ma proprio in quella fine nasce qualcosa di più autentico. Non è una risposta, ma un passaggio. Un grido che ferisce e cura insieme, trasformando la vulnerabilità in forza e il dolore in una forma di rinascita.

La Fottuta Band nasce dall’unione di due progetti in duo con Andrea (batteria) come punto in comune, insieme a Francesco (voce e chitarra) e Marco (basso). Dopo tentativi, incastri difficili e una crescente urgenza di portare dal vivo idee e provini, i tre decidono di fondersi in un power trio, trasformando un percorso incerto in una direzione chiara e condivisa.

Il suono è diretto, viscerale e senza filtri: chitarre distorte, sezione ritmica serrata e testi che mescolano ironia, rabbia e consapevolezza. Più che un progetto, la band diventa un manifesto: suonare come necessità, tra disincanto e libertà.

Con la produzione di Roberto (L’Amor Mio Non Muore, Forlì), danno forma ai primi brani, fino all’uscita dell’album di debutto ROCK’N’ROLL (21 novembre 2025), presentato in un’intensa release in sala prove. Tra temi esistenziali e tensione istintiva, le loro canzoni oscillano tra filosofia e realtà, mantenendo un approccio crudo e autentico.

Nel 2026 esce l’ EP “Live”, pensato per catturare l’energia pura del trio sul palco, senza filtri né compromessi.

ASCOLTA “LIVE”!

https://orcd.co/fottutaband-live

mercoledì 29 aprile 2026

Simone Pittarello pubblica “Sole Nero”

 

Simone Pittarello firma con “Sole Nero” un incontro improbabile che prende forma tra legno consumato e bicchieri vuoti: un’osteria veneta fuori dal tempo, dove Charles Baudelaire, Jimi Hendrix, Johann Sebastian Bach e Andy C condividono lo stesso tavolo. Da lì nasce un brano che tiene insieme tensioni lontane, scrittura d’autore e aperture sonore che sfiorano la world music.

”Sole Nero” entra in una zona sospesa, dove il dolore non si esaurisce ma resta in circolo, come una presenza costante.

L’immagine centrale è chiara e insistente: “quel Sole Nero che brucia fin qui tutta la notte / e non tramonta più” e che diventa protagonista del lyric video, creando ambientazioni di ombre suggestive.

Non c’è alternanza, non c’è sollievo, solo una luce rovesciata che scalda e consuma allo stesso tempo. Il protagonista si muove dentro questa esposizione continua, cercando un modo per restare intero mentre qualcosa si sgretola.

Il tradimento si insinua senza dichiararsi apertamente, lasciando spazio a una frattura più sottile: “colpiscimi alle spalle e poi fidati di me”. È una dinamica che confonde, che tiene insieme bisogno e difesa, desiderio di abbandono e resistenza.

Da qui nasce una tensione che attraversa tutto il brano, fino a farsi richiesta esplicita nel ritornello: “non lasciarlo andare via, come fosse niente / Sole Nero che ha portato via un’altra parte di me”. Trattenere o lasciar andare diventa un equilibrio instabile, continuamente rimesso in discussione.

La scrittura segue questa oscillazione, alternando immagini fredde e improvvisi slanci, fino a un punto in cui la fragilità prende parola: “piccolo cuore mio di tenebra che splendi”. Dentro questa contraddizione si apre uno spazio inatteso, dove ciò che ferisce continua anche a illuminare, senza risolversi mai del tutto.

Musicalmente, il brano si muove tra cantautorato e rock d’autore, lasciando filtrare suggestioni ritmiche e timbriche che ampliano il paesaggio sonoro senza disperderlo. Le influenze convivono senza sovrapporsi, come se provenissero davvero da quel tavolo affollato e fuori asse.

Alla fine resta una domanda sospesa, quasi detta a mezza voce: il conto, chi lo paga davvero?

Simone Pittarello è un polistrumentista e cantautore padovano dotato di una voce potente e versatile. Attivo dalla fine degli anni ’90, ha lavorato come turnista, compositore SIAE e docente. Suona batteria, basso, chitarra, pianoforte, tastiere, tromba, percussioni e naturalmente la voce.

Nel corso degli anni ha partecipato a più di 35 progetti discografici, collaborando con numerose formazioni tra rock, cantautorato e ricerca vocale.

Parallelamente alla carriera musicale, ha svolto un intenso percorso di studio sulla vocalità, collaborando con il CNR e approfondendo gli esperimenti di Demetrio Stratos, esperienza che lo ha portato alla pubblicazione del trattato divulgativo “La Voce Libera” e all’attività di insegnante di canto dal 2009.

Nel 2013 vince tre premi al concorso nazionale Note d’Autore e nel 2014 il suo album autoprodotto “Esco un attimo” riceve una nomination al Premio Tenco. Dopo varie produzioni e collaborazioni, nel 2023 torna al percorso solista con l’album “Lo Sconosciuto”, seguito da una serie di singoli pubblicati con Sorry Mom! ed Engine Records.

ASCOLTA “SOLE NERO”!

https://orcd.co/simonepittarello-solenero

martedì 28 aprile 2026

“Icarus” è il nuovo singolo degli Ain’t No Lullaby

 

“Icarus” è il nuovo singolo degli Ain’t No Lullaby, un brano che prende ispirazione dal celebre mito di Dedalo e Icaro, ribaltandone però il punto di vista. A raccontare la storia è Icaro stesso: non più il giovane imprudente, ma una voce affamata di vita, libertà e possibilità.

Il brano si configura come una dedica ai sognatori, a chi sceglie di rischiare e di sbagliare pur di vivere pienamente. Sebbene il mito tradizionale si concluda con la caduta di Icaro, consumato dalla sua vicinanza al sole, qui emerge una prospettiva diversa: quella di chi, prima di cadere, ha conosciuto un’intensità assoluta fatta di emozioni, adrenalina e senso di libertà.

Anche il sound accompagna questo viaggio. Dall’atmosfera iniziale, claustrofobica e opprimente, che richiama il labirinto costruito da Dedalo, il brano si sviluppa in un crescendo che segue le tappe della liberazione: la fuga, il volo e, infine, l’affermazione di Icaro.

Una rivendicazione potente e consapevole, quella di aver inseguito il proprio sogno fino in fondo, spingendosi oltre ogni limite conosciuto.

Gli Ain’t No Lullaby sono un duo acustico voce (Giulia Colombrita) e chitarra (Davide De Lazzer) che propone un viaggio tra generi e atmosfere: dalle vibrazioni del rock al calore del folk, fino a suggestioni più cupe e introspettive dal respiro dark.

Ogni brano inedito è una narrazione sincera, costruita su arrangiamenti essenziali e intensi, dove la voce e la chitarra s’intrecciano, producendo di volta in volta, armonie compiute e dissonanze.

Il progetto è nato nel 2022 anche se entrambi avevano già suonato in precedenti band assieme in gioventù. Oltre ai brani inediti, il duo propone anche cover acustiche reinterpretate con arrangiamenti personali, privilegiando il repertorio acoustic rock dagli anni ’70 ai ’90.

ASCOLTA “ICARUS”!

https://orcd.co/aintnolullaby-icarus

lunedì 27 aprile 2026

Oblomov, il nuovo singolo dei PIANO 9

 

Ispirato al celebre romanzo di Ivan Gončarov, Oblomov il nuovo singolo dei PIANO 9, prende forma come una riflessione intensa e contemporanea su procrastinazione, auto-sabotaggio e disconnessione dalla realtà. L’opera non si limita a raccontare l’indolenza del suo protagonista, ma ne esplora le radici più profonde: un sentimento di rifiuto verso un mondo dominato da scadenze, responsabilità e aspettative sociali sempre più pressanti.

Da questa visione nasce il concetto di “oblomovismo”: una condizione esistenziale fatta di inerzia consapevole e dolorosa, in cui il desiderio di cambiamento si scontra con l’incapacità di agire. È il blocco di chi, pur intuendo la direzione giusta, resta immobile per paura, stanchezza o insofferenza verso una realtà scandita da ritmi frenetici e dinamiche opprimenti.

In questo scenario, rifugiarsi nel proprio universo diventa una scelta tanto rassicurante quanto sterile: una comfort zone caratterizzata da un continuo fare e disfare, senza mai giungere a una conclusione. Tutto resta sospeso, in un perenne stato di trasformazione, dove ogni tentativo sembra destinato a ricominciare da capo.

A rafforzare questa visione contribuisce il suggestivo videoclip realizzato dalla sand artist Gabriella Compagnone: un’opera visiva ipnotica e simbolica, che si costruisce e si dissolve senza sosta, incarnando perfettamente l’idea di un ciclo infinito, privo di una forma definitiva.

Oblomov diventa così un racconto che è anche specchio delle contraddizioni contemporanee, in cui immobilità e inquietudine convivono, dando voce a un disagio tanto personale quanto universale.

I PIANO 9 nascono a Roma nel 2011 e si affermano nel tempo come una presenza solida nella scena alternative grunge italiana. Il nome della band è un omaggio al film “Plan 9 From Outer Space” di Ed Wood, passato alla storia come uno dei peggiori mai realizzati: una scelta che riflette fin da subito l’attitudine ironica e controcorrente del progetto.

Dopo un’intensa attività live nella capitale, la band esordisce discograficamente nel 2019 con “Overbooking”, un lavoro che si impone come voce fuori dal coro, capace di emergere in un contesto che spesso ignora chi sceglie di non conformarsi.

Nel 2025, a seguito di un cambio di formazione, i PIANO 9 tornano in studio con nuovo materiale e, soprattutto, con una rinnovata consapevolezza artistica. Questo percorso li conduce verso sonorità più mature e riflessioni più profonde, con uno sguardo lucido rivolto sia all’interiorità che alla realtà contemporanea.

Sotto la guida di Valerio Fisik – che cura registrazione, mix e mastering – i nuovi brani restituiscono atmosfere acide e torbide, attraversate da una forte componente melodica. Il risultato è un equilibrio tra tensione e fascino, in cui testi e suoni si fondono dando vita a un’esperienza intensa e coinvolgente.

Cinque musicisti, uniti dalla passione per sonorità e concept che oscillano tra disadattamento, introspezione e impegno. Cinque sensibilità diverse che convergono in un’unica energia, viva e in continua evoluzione.

Il 2026 si preannuncia come un anno cruciale per la band: nuovi suoni, nuove direzioni e un disco in lavorazione che si prospetta come un vero e proprio manifesto, capace di racchiudere l’essenza più autentica dei PIANO 9.

ASCOLTA “OBLOMOV”!

https://benext.lnk.to/oblomov

Gli AlchemicA presentano “Chiudi gli occhi”

 

Gli AlchemicA presentano “Chiudi gli occhi”, un brano che attraversa il Novecento e si deposita nel presente, portando con sé una consapevolezza scomoda: restare lucidi, oggi, ha un costo sempre più alto.

Il testo si apre su un paesaggio inaridito, dove anche i desideri sembrano cadere senza lasciare traccia. Le stelle non indicano più direzioni, si spengono in un vuoto che riflette una società incapace di immaginare. Esatta è infatti la metafora sottile al decadimento del sogno americano fatta di “stelle che cadono” e “strisce dipinte nel blu. In questo spazio si insinua il “serpente” mediatico: un flusso continuo che intrattiene, seduce e attenua il pensiero critico, trasformando l’attenzione in assuefazione. La memoria storica entra senza mediazioni.

“Cadevan muri / non cadono più” richiama una frattura che sembrava chiusa e invece torna a riaprirsi: se Berlino ci aveva fatto sperare in una nuova era, oggi invece i muri non sono scomparsi, hanno solo cambiato forma. Il “diverso” diventa pretesto, una scorciatoia per giustificare nuove divisioni. Accanto, si insinua il dubbio: il benessere materiale coincide davvero con la libertà o ne è una versione addomesticata?

Il cuore del brano si stringe attorno a un’immagine precisa: “Non passano più i treni / ma che paura mi fa / ancora questo rumore inciso nell’anima”. Il riferimento alla deportazione e all’Olocausto è palese ed inevitabile, anche se non esplicito. I treni non passano più, eppure il loro suono continua a esistere, come memoria che non si cancella e come possibilità che ritorna. Da qui nasce l’angoscia più profonda: il timore di un nuovo “sonno della ragione”, in cui l’orrore smette di essere eccezione e torna a essere normalità.

“Chiudi gli occhi / il cuore non sentirà… salvati l’anima” diventa un comando paradossale: chi non regge lo sguardo crede di proteggersi, ma rinuncia a vedere, a riconoscere, a opporsi.

Il videoclip in bianco e nero amplifica questa ambiguità: macerie senza tempo, immagini la cui origine sarebbe difficile stabilire con certezza. Passato e presente si sovrappongono fino a confondersi, rendendo impossibile distinguere ciò che è stato da ciò che sta accadendo ora.

Prodotto da Andrea Rigonat e con la collaborazione in studio di Cosimo Distratis alla batteria, il brano mantiene una tensione costante tra malinconia e urgenza.

“Chiudi gli occhi” osserva un’umanità che ha già visto tutto e sceglie comunque di non riconoscerlo, mentre il rumore della storia continua a vibrare sotto la superficie.

Gli AlchemicA sono una band nata nel 2004 dalla fusione di musicisti del Friuli Venezia Giulia. Brani con forte carattere cantautorale ma dall’anima Rock. Testi in italiano e musica dal respiro internazionale. Per ben tre volte la band cavalca il palco del teatro Ariston per le finali del San Remo Rock. La discografia vede 3 album ed un quarto in uscita a giugno in distribuzione Universal Music Italia.

Attualmente la formazione è composta da Gianpiero Augusti alla voce e chitarra – Marco Beltrame – chitarra – Marco Bertoli tastiere – Daniele Deiuri alla batteria – Sirio Ceschia al basso – Alice Soranzio ai cori.

La band vanta oltre 500 concerti nella propria storia, partendo dai club fino ai palchi più importanti. Una dimensione rock che strizza l’occhio al mondo cantautorale, i testi sono parte fondamentale dell’esperienza di ascolto, il suono si modella come un vestito sui brani proposti, da momenti più graffianti a momenti più intimi ed eleganti.

Il concerto offre all’ascoltatore un verso viaggio attraverso le varie canzoni, tra momenti più spensierati e momenti più profondi, senza mai cadere nel banale.

ASCOLTA “CHIUDI GLI OCCHI”!

https://benext.lnk.to/chiudigliocchi

venerdì 24 aprile 2026

La Corte Marziana pubblica “Oltre la fine”

 

La Corte Marziana pubblica “Oltre la fine”, un brano diretto e intenso che affronta il tema del rapporto tra l’uomo e il senso del sacro, mettendo in discussione certezze e convinzioni radicate.

Il testo si sviluppa come un monologo esistenziale che riflette sui dogmi e sulle contraddizioni della storia, parlando di “colpe ancestrali” e di quegli “alibi santi” che spesso hanno giustificato errori e ambiguità. Al centro resta il bisogno umano di trovare risposte, anche quando queste si rivelano fragili o illusorie.

Il brano non offre soluzioni, ma lascia spazio al dubbio, visto come elemento necessario per comprendere se stessi e il mondo.

In questo senso, “Oltre la fine” diventa una ricerca aperta, sospesa tra domande e possibilità.

Dal punto di vista musicale, il singolo si muove in ambito rock alternativo, con un sound dinamico e contemporaneo. L’arrangiamento accompagna il testo senza sovraccaricarlo, mantenendo un equilibrio tra energia e profondità.

Con questo nuovo lavoro, La Corte Marziana prosegue il proprio percorso artistico, unendo contenuto e suono in modo coerente e riconoscibile.

La Corte Marziana è un progetto Alternative Rock di origine bresciana. La band si distingue per la proposta di musica inedita cantata in italiano, fondendo diverse influenze musicali in uno stile personale.

Il nucleo originario del progetto si è formato dall’incontro tra il bassista Alberto Tosoni e il chitarrista Paolo Giannini, le cui radici musicali spaziano dal britpop all’underground. A questa base si è unito il cantante Giovanni Tona, portando un approccio più cantautorale. L’ingresso del batterista Emanuele Danesi (la formazione attuale è a quattro elementi) ha ulteriormente definito il sound verso un Alternative Rock viscerale e incalzante.

La Corte Marziana si caratterizza per l’intento di unire ritmiche energiche a testi attenti e consapevoli, cercando di mantenersi lontana dai cliché del genere. Il loro lavoro si concentra sulla ricerca di uno stile originale che mantenga la tensione emotiva e l’impatto sonoro tipici del rock alternativo.

ASCOLTA “OLTRE LA FINE”!

https://orcd.co/lacortemarziana-oltrelafine

I the Ashes debuttano con il nuovo singolo “7 Seconds of Peace”

 

I the Ashes debuttano con il nuovo singolo “7 Seconds of Peace”, un brano rock dal forte richiamo alle sonorità degli anni ’90, caratterizzato da un impatto diretto ed energico.

Il pezzo si costruisce su due chitarre elettriche graffianti che danno vita a un vero e proprio muro sonoro, sostenuto da un basso pulsante e da una sezione ritmica potente e incisiva. Il ritornello, trascinante e immediato, è arricchito da cori che ne amplificano l’intensità, conducendo l’ascoltatore verso un assolo di chitarra intenso e deciso.

Dal punto di vista tematico, “7 Seconds of Peace” esplora il conflitto interiore di chi si confronta con una profonda inquietudine e con desideri difficili da controllare. Il protagonista del brano vive una tensione costante tra il desiderio di migliorarsi e una fame emotiva impossibile da placare. Tra amore, fragilità e contraddizioni, emerge una ricerca disperata di tregua, anche solo per pochi istanti: sette secondi di pace.

Con questo singolo, i the Ashes uniscono energia rock e introspezione emotiva in un equilibrio potente e coinvolgente.

The Ashes è una rock band che trasforma emozioni crude e conflitti interiori in un suono potente e diretto. Le loro canzoni mescolano chitarre graffianti, basso pulsante e batterie energiche a ritornelli che restano impressi, creando un rock viscerale e contemporaneo, con radici negli anni ’90. Cenere che non si spegne, ma diventa materia viva che continua a generare vibrazioni reali.

ASCOLTA “7 SECONDS OF PEACE”!

https://ffm.to/theashes-7secondsofpeace

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