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venerdì 29 maggio 2026

“Let’s Get What We Got”, il nuovo singolo dei Notes ’n’ Roll

 

“Let’s Get What We Got”, il nuovo singolo dei Notes ’n’ Roll, una coinvolgente miscela di Rock’n’Roll classico e sonorità rock moderne.

Il brano nasce da una struttura tradizionale in 12 battute, arricchita da un arrangiamento energico e da un chorus con variazione di tonalità che dona dinamismo e intensità all’ascolto. Il cantato richiama chiaramente l’atmosfera e lo stile vocale degli anni ’50, omaggiando le radici autentiche del Rock’n’Roll.

“Let’s Get What We Got” racconta la storia di un uomo disoccupato che trova conforto e complicità nell’amicizia con una donna straniera già impegnata sentimentalmente. Tra incontri, corse quotidiane e momenti condivisi, nasce nella mente del protagonista il sogno di una nuova vita insieme. Dopo un anno, quel desiderio si trasforma in una semplice ma intensa proposta: “Prendiamo quel che abbiamo” — “Let’s Get What We Got”.

I Notes’n’Roll nascono a Torino nel 2014 dall’incontro di musicisti uniti dalla stessa passione per la musica e per il Rock in tutte le sue sfumature.

La band propone un sound energico e creativo, capace di trascinare il pubblico attraverso influenze che spaziano dal rock classico al rock blues, dal pop rock al funky rock, fino all’hard rock e al più autentico Rock’n’Roll degli anni ’70 e ’80.

Con una formazione in trio composta da basso, batteria e chitarra, i Notes’n’Roll si dedicano principalmente alla realizzazione di brani originali di propria produzione, caratterizzati da ritmo, melodia ed energia dal vivo.

Il nome della band nasce da un gioco di parole ispirato al termine “Rock’n’Roll”, trasformato in “Notes’n’Roll” per sottolineare l’importanza delle note come cellule vitali della musica. Unione tra “notes” e “roll”, il nome rappresenta il movimento, il ritmo e l’anima stessa della loro identità musicale. Da qui nasce anche il soprannome abbreviato della band: “Nots”.

ASCOLTA “LETS GET WHAT WE GOT”!

https://orcd.co/thenotesnroll-letsgetwhatwegot

“Wapakoneta” – i MaveriX presentano una ballata cowpunk dalle sfumature folk

 

Con “Wapakoneta”, i MaveriX presentano una ballata cowpunk dalle sfumature folk che trasforma in musica il racconto di crescita, distanza e desiderio di fuga. Il brano si muove su un equilibrio essenziale ma incisivo: un groove asciutto, un banjo tagliente e una voce diretta, più interessata alla verità emotiva che alla perfezione tecnica.

“Wapakoneta” racconta la condizione di chi cresce in una realtà troppo stretta per contenere i propri sogni, ma allo stesso tempo troppo radicata per poter essere semplicemente abbandonata. È una canzone che parla di appartenenza e distanza, di ciò che si lascia e di ciò che inevitabilmente resta.

La struttura del brano segue un andamento narrativo cinematografico: si apre in modo ruvido e quasi parlato, per poi evolversi in un ritornello luminoso e sincero. Il finale si amplia in una chiusura solenne, dove cori e strumenti si stratificano fino a evocare un cielo notturno che si distende sull’Ohio.

“Wapakoneta” è un piccolo viaggio musicale e umano: un racconto di cadute e ripartenze, dedicato a chi continua a inseguire i propri sogni nonostante tutto. Un “mini film” in tre minuti fatto di polvere, stelle e ritorni a casa che pesano più di qualsiasi conquista.

I MaveriX propongono un’esplosiva miscela di punk rock melodico e ruvida grinta country, un sound inconfondibile che è valso loro la definizione di “Social Distortion italiani”.

Il trio del Sud Milano, formato da musicisti di lunga esperienza, ha costruito in soli due anni un’identità sonora forte e immediatamente riconoscibile.

L’album di debutto, COWPUNK!, pubblicato da Rocketman Records, ha raccolto consensi entusiastici da parte di webzine e fanzine del settore. L’attività live ha portato la band a esibirsi su numerosi palchi in tutto il Nord e Centro Italia, oltre che in Sardegna, Svizzera e Belgio, fino all’apertura per i leggendari Punkreas nel luglio 2024.

Nel 2026 la band è tornata con nuova musica e una serie di live che li ha riportati sui palchi italiani ed europei, con tappe in Paesi Bassi, Germania e Belgio. In arrivo un nuovo EP e un tour estivo che li vedrà sul palco del SUMMERSIDE FESTIVAL, tra gli appuntamenti rock/metal più rilevanti in Svizzera e in Europa, prima del ritorno in Sardegna insieme a Pino Scotto.

Per settembre, intanto, circolano indiscrezioni su un possibile capitolo oltreoceano.

ASCOLTA “WAPAKONETA”!

https://benext.lnk.to/wapakoneta

“Gonna Love It”, il nuovo singolo degli Hogans Alley

 

“Gonna Love It”, il nuovo singolo degli Hogans Alley, non ti lascia il tempo di decidere se vuoi dargli retta o no, parte senza troppi giri e ti porta di peso alla festa.

“Hey, you gonna love it! Feel the rhythm and set your soul!” canta il tuo compagno di avventure mentre con il clacson ti incita a sbrigarti a uscire di casa.

La situazione precisa è facile da intuire: sudore, volume alto, gente che inizia a muoversi e quella sensazione collettiva che si crea quando il locale intero smette di trattenersi. Divertirsi è anche una forma di appartenenza, un modo istintivo di riconoscersi negli altri anche solo per una serata.

Non a caso il pezzo è stato il primo scritto dall’attuale formazione della band ed è diventato un manifesto spontaneo del loro approccio: diretto, fisico e immediato. L’obiettivo dichiarato è semplice quanto difficile da evitare: il ritornello vuole rimanere incastrato in testa.

Sul piano sonoro, “Gonna Love It” sfodera il più efficace poker d’assi: un hard rock aperto al groove e alla componente funky, con chitarre esplosive su una sezione ritmica frizzante e cori costruiti per restare addosso fin dal primo ascolto. Il brano si abbevera alle atmosfere degli Aerosmith e degli Extreme, lasciando da parte la nostalgia da repertorio ed estraendone l’essenza pulsante e danzereccia, per essere suonato forte, cantato in gruppo e restituito al pubblico senza filtri.

Hogans Alley è un progetto che si forma alla fine del 2021.

Una grande passione ed affinità per l’hard rock; influenze prettamente 80s con colori sleaze, metal e glam, coronano il tutto con solidi groove e ritmiche funk. Un sound selvaggio, melodico e festaiolo, caratterizzato da live infuocati che trasudano energia e rock’n’roll allo stato brado. Sin da subito si concentrano principalmente sulla composizione di materiale originale.

Negli anni successivi rodano il progetto suonando principalmente in Toscana in locali come Megik Cult, Santomato, Circus Rock Club, Freesound e VHS Retro Club. Tra le esperienze più significative, l’apertura agli Enuff Z’Nuff al Borderline Club insieme ai Jolly Rox e la condivisione del palco con gli Speed Stroke, amici di vecchie date e scorribande, al Monteloud Rock Fest.

Conclusa la fase di pre-produzione dei brani originali, la band si prepara ora a rientrare in studio per completare l’album, che uscirà in autunno.

ASCOLTA “GONNA LOVE IT”!

https://orcd.co/hogansalley-gonnaloveit

giovedì 28 maggio 2026

“Che Stress”, il nuovo singolo degli Stonale

 

È uscito “Che Stress”, il nuovo singolo degli Stonale, un brano che racconta una giornata qualunque vissuta dall’interno di una mente sovraccarica, tra ansia, tensione e bisogno di evasione.

“Che Stress” descrive il contrasto tra l’apparente normalità della routine quotidiana e il peso invisibile del disagio interiore. Il sole che sorge e la nebbia che si dissolve sembrano annunciare un nuovo inizio, ma la sensazione che emerge è quella di un nervosismo costante, fisico e mentale, che accompagna ogni momento della giornata.

Anche i gesti più semplici assumono un significato simbolico: vestirsi in fretta, il cappello che stringe, la barba che punge, il profumo che unge. Elementi quotidiani che diventano invasivi e restituiscono il senso di un corpo sempre in tensione, incapace di trovare tregua.

Nel brano, la routine lavorativa e il movimento continuo della città si intrecciano a una corsa frenetica fatta di aspettative, pressione e affanno. Anche quando arriva la concentrazione, il malessere rimane: lo stress è qualcosa di interno, difficile da allontanare.

Nella parte finale del singolo emerge però un cambio di prospettiva: nasce il desiderio di fuga. La vacanza diventa una necessità mentale prima ancora che fisica, un tentativo di allontanarsi dalle preoccupazioni e ritrovare silenzi ormai assenti nella quotidianità.

STONALE è una band nata a Reggio Emilia dall’incontro di musicisti con percorsi diversi ma con la stessa urgenza di esprimersi. Chitarra, basso, tastiere, batteria e voce: un’unica energia che prende forma in un sound pop/rock e testi cantati rigorosamente in italiano, diretti, viscerali e senza filtri.

Il progetto prende vita qualche anno fa da Filippo (tastiere) che contatta Emanuele (chitarre) che era una sua vecchia conoscenza e poi rintracciano Fausto (basso).

I tre cercano poi batterista e cantante e trovano rispettivamente in Ivan e Fabio gli elementi giusti per dare forma al progetto STONALE che inizia subito la sua attività live in locali ed eventi della città natale ed in quelle limitrofe.

Contemporaneamente iniziano a partecipare a concorsi nazionali (Sanremo Rock, Tour Music Fest, Rexer! House of Music, Via Emilia – La strada dei cantautori, Vicenza Rock Contest, …), con ottimi risultati che li hanno fatti conoscere e portati a lavorare con discografici, manager ed addetti ai lavori famosi in tutta Italia e non solo.

Gli elementi della band scrivono, arrangiano e portano sul palco brani inediti rigorosamente in italiano che nascono dalla comune volontà di dare voce alle loro storie, alle loro emozioni ed alle loro vicissitudini forti della loro onestà e del loro essere genuini, il che li fa apprezzare da chiunque capiti “a tiro”.

Quello che fanno nasce da cuore, stomaco e cervello, entusiasmo e da una passione per la vita e la musica che non conosce freni né pause.

STONALE non è solo una band: è un’esperienza da vedere, ascoltare, cantare e vivere.

ASCOLTA “CHE STRESS”!

https://bit.ly/4dOxdcv

mercoledì 27 maggio 2026

I Pimples Marmalade tornano con “Balordo (The Wild Rover)”

 

Con “Balordo (The Wild Rover)”, i Pimples Marmalade proseguono la loro incursione nella lingua italiana reinterpretando in chiave originale un grande classico della tradizione musicale irlandese.

Il brano non si propone come una traduzione letterale, ma come una vera e propria riscrittura contemporanea, capace di mantenere intatto il nucleo emotivo e l’andamento incalzante e corale dell’originale. Con la loro inconfondibile ironia, i Pimples Marmalade spostano il vagabondo irlandese nei contesti quotidiani dei baretti italiani, dove la promessa di redenzione si scontra con un più familiare e disilluso spirito “da domani”.

Il risultato è un equilibrio tra energia collettiva e leggerezza narrativa, in cui il ritornello si trasforma in un momento corale pensato per essere cantato insieme, quasi come se il pubblico condividesse la stessa natura errante e imperfetta del protagonista.

Già testato dal vivo in due concerti di apertura ai The Rumjacks, “Balordo (The Wild Rover)” si presenta come un brano capace di coinvolgere e travolgere il pubblico, trasformando ogni esibizione in un coro collettivo.

“Che la vita è breve, troppo breve perciò,
non farò più il balordo, prometto, però…”

Formati nel lontano 1996 in un soleggiato parco di Cambridge, UK, i Pimples Marmalade cominciano subito a farsi notare nella scena underground milanese per il loro stile spensierato e l’energia delle loro canzoni, mescolate a una frizzante presenza scenica.

Dopo essersi esibiti sui migliori palcoscenici e partecipato alle competizioni più importanti dell’epoca, stanchi e con la pancia piena, decidono di dedicarsi a nuovi progetti.

Nel 2021 la scintilla mai sopita nei loro cuori li porta a ricominciare a creare e, tra uno spaghetto alla carbonara e una robusta grigliata, vino rosso e liquori di scarsa qualità, i due hanno riacceso i motori con l’intenzione di tenerli su di giri molto a lungo. Nel 2025, con l’ingresso in formazione del Rag.La Rana e di Jack’O’Pimple, rispettivamente a basso e pelli, la band ha lucidato anche le cromature ed è pronta per sgommare!

ASCOLTA “BALORDO (THE WILD ROVER)”!

https://orcd.co/pimplesmarmalade-balordothewildrover

“Oltre la fine”, nuovo intenso lavoro visivo de La Corte Marziana


 Fuori il videoclip di “Oltre la fine”, nuovo intenso lavoro visivo de La Corte Marziana, un viaggio immersivo che esplora lo smarrimento esistenziale e la tensione dell’uomo verso ciò che si trova oltre i confini della realtà tangibile.

Ambientato in un’oscurità quasi assoluta, il video è attraversato da potenti fasci di luce bianca che emergono come fari nel buio, accompagnando la band lungo un percorso notturno carico di significati simbolici. La dimensione visiva si trasforma così nella metafora di un cammino interiore incerto e tormentato, dove convivono dubbio, fede e desiderio di redenzione.

La regia alterna intensi primi piani del frontman — impegnato in un’interpretazione fortemente teatrale — a sequenze dinamiche e volutamente sfocate della band in performance, enfatizzando il senso di urgenza e disorientamento evocato dal brano. Il protagonista appare come un uomo “disperso di notte”, “avvolto in un manto di illusioni”, alla continua ricerca di una verità capace di andare oltre l’apparenza.

Il contrasto tra il nero profondo dello sfondo e la luce artificiale onnipresente diventa il fulcro estetico del videoclip, rappresentando la lotta costante dell’essere umano per “scoprire di non essere solo” in un universo che sembra estendersi oltre le stelle.

La Corte Marziana è un progetto Alternative Rock di origine bresciana. La band si distingue per la proposta di musica inedita cantata in italiano, fondendo diverse influenze musicali in uno stile personale.
Il nucleo originario del progetto si è formato dall’incontro tra il bassista Alberto Tosoni e il chitarrista Paolo Giannini, le cui radici musicali spaziano dal britpop all’underground. A questa base si è unito il cantante Giovanni Tona, portando un approccio più cantautorale. L’ingresso del batterista Emanuele Danesi (la formazione attuale è a quattro elementi) ha ulteriormente definito il sound verso un Alternative Rock viscerale e incalzante.

La Corte Marziana si caratterizza per l’intento di unire ritmiche energiche a testi attenti e consapevoli, cercando di mantenersi lontana dai cliché del genere. Il loro lavoro si concentra sulla ricerca di uno stile originale che mantenga la tensione emotiva e l’impatto sonoro tipici del rock alternativo.

Link video: https://www.youtube.com/watch?v=nYUfkn4HpxQ

“Seeds of Poison” è il nuovo singolo di Quadrozero

 

“Seeds of Poison” è il nuovo singolo dei Quadrozero, una discesa dentro quei rapporti in cui il bisogno di vicinanza finisce per confondersi con dipendenza, paura e logoramento emotivo.

Il brano racconta il momento in cui un legame continua a esistere anche dopo aver perso ogni equilibrio, trascinando chi lo vive in un meccanismo fatto di attrazione, ferite e continui ritorni.

Le immagini presenti nel testo amplificano questo senso di smarrimento: un lupo ferito che continua ad attaccare, stanze buie che assorbono ogni via d’uscita, un treno lanciato verso una direzione sconosciuta. Tutto contribuisce a costruire un immaginario cupo e viscerale, in cui il desiderio di sentirsi indispensabili per qualcuno sopravvive persino dentro relazioni ormai compromesse.

Sul piano sonoro, “Seeds of Poison” intreccia dark rock, elettronica industriale e aperture post-rock in una scrittura densa e cinematografica. Sequencer, sintetizzatori e chitarre stratificate convivono in un flusso compatto e notturno che richiama l’estetica di Garbage, le atmosfere elettroniche dei Depeche Mode e il lato più malinconico dei The Cure, mantenendo una forte identità personale.

Nati ufficialmente nel 2022, i Quadrozero sviluppano il proprio linguaggio partendo da percorsi musicali differenti confluiti in un progetto comune. Il nome rappresenta uno spazio iniziale da riempire, una superficie aperta alla sperimentazione e alla costruzione di scenari sonori capaci di coinvolgere l’ascoltatore in modi sempre diversi.

La formazione comprende Francesco Colletto alla voce e alle chitarre, Roberto Ballesio al basso e Roberto Bertuolo alla batteria e alle percussioni. A completare il suono del progetto contribuisce Angelo Russo, presente alle tastiere, ai sintetizzatori e ai cori. Il risultato prende forma attraverso un equilibrio tra strutture pop rock, elettronica pulsante e atmosfere immersive, alternando impatto diretto e aperture più morbide senza perdere intensità.

ASCOLTA “SEEDS OF POISON”!

https://orcd.co/quadrozero-seedsofpoison

martedì 26 maggio 2026

I Side 74 tornano con “Tutto Ok”, il nuovo singolo

 

I Side 74 tornano con “Tutto Ok”, il nuovo singolo estratto dall’omonimo album, un brano che racconta la libertà che nasce nel momento in cui si smette di interpretare un ruolo che non ci appartiene più.

Attraverso sonorità che mescolano pop, rock ed elettronica, “Tutto Ok” accompagna l’ascoltatore in un percorso emotivo intenso e autentico: quello di chi, dopo essersi smarrito in una relazione fatta di compromessi e rinunce, riesce finalmente a ritrovare sé stesso e la forza di riprendere in mano la propria vita.

Il singolo non si presenta come un racconto nostalgico o segnato dal rancore, ma come una vera e propria presa di coscienza. Il messaggio centrale del brano è chiaro: la felicità passa anche attraverso il tempo necessario per guarire, fare tesoro delle esperienze vissute e riscoprire il proprio valore.

I Side 74 uniscono così energia sonora e profondità emotiva, dando voce a una rinascita personale in cui molti potranno riconoscersi.

I SIDE74 nascono nel 2012 come band punk-rock composta da quattro elementi: voce, basso, chitarra e batteria. Fin dal primo anno iniziano a scrivere brani inediti in inglese, registrandone tre — “Anne”, “Feelin’ Naked” e “Don’t Test My Rage” — che entrano a far parte della compilation “Nuove Proposte” della celebre collana HitMania.

Nel 2014, spinti dalla ricerca di nuove sonorità, ampliano la formazione con l’ingresso delle tastiere, proseguendo parallelamente un’intensa attività live tra Milano e l’hinterland. In questo periodo la band intraprende un nuovo percorso artistico iniziando a scrivere testi in italiano. Nel 2016 partecipa al Tour Music Fest, sfiorando le fasi finali.

Il 2017 segna un passaggio fondamentale: i SIDE74 registrano il loro primo album, “L’Ultimo Entusiasta”, presentato in anteprima al Legend Club di Milano. Nello stesso periodo, con l’uscita dei videoclip di “Se ti fermi hai perso” e della ballata “Solo cenere”, la band prende parte alle selezioni di Sanremo Giovani, raggiungendo le fasi finali.

Negli anni successivi affiancano all’attività live la partecipazione a importanti contest nazionali, tra cui Sanremo Rock (32ª edizione), dove conquistano le semifinali su oltre 1800 band provenienti da tutta Italia, ottenendo l’opportunità di esibirsi sul palco dell’Ariston di Sanremo.

Tra il 2019 e il 2021, nonostante le difficoltà legate alla pandemia, la band continua a scrivere nuova musica e, grazie anche alla collaborazione con Davide Maggioni, pubblica tre nuovi brani. Nel 2021 vince il primo premio come miglior inedito al contest “Promuovi la tua musica”, risultato replicato nel 2023 con la vittoria del contest “Moda & Musica”.

Nel 2024 i SIDE74 tornano in studio per registrare il brano “Meladia”, presentato alle selezioni di “Una Voce per San Marino” con l’obiettivo di accedere all’Eurovision Song Contest.

Il 2025 segna un nuovo capitolo: la band entra a far parte della famiglia Sorry Mom!, che ne cura le pubblicazioni, e avvia una collaborazione artistica con Vincenzo Mario Cristi (ex frontman dei Vanilla Sky) come produttore.

Nel 2026 pubblicano il loro secondo album, “Tutto Ok”, confermando un percorso in continua evoluzione tra energia rock, scrittura diretta e identità sempre più definita.

ASCOLTA “TUTTO OK”!

https://orcd.co/side74-tuttook

I SOMEWHERE tornano con “We Suck”

 

I SOMEWHERE tornano con “We Suck”, il nuovo singolo che trasforma insicurezze, fragilità e senso di inadeguatezza in un manifesto sonoro diretto e senza filtri.

“We Suck”, ovvero “facciamo schifo”: una provocazione? Forse.

Oppure semplicemente un modo sincero di guardarsi allo specchio in un panorama musicale sempre più affollato di personaggi costruiti e sicurezze ostentate.

I SOMEWHERE scelgono invece l’autoironia e l’ammissione delle proprie imperfezioni, dando voce a una mediocrità autentica che oggi sembra quasi rivoluzionaria.

Il brano si sviluppa su un basso funky trascinante, sostenuto dal groove compatto di batteria e chitarra, mentre la tastiera aggiunge un sound acido e imprevedibile che accompagna l’ascoltatore attraverso passaggi spigolosi ma perfettamente intenzionali. La voce si muove tra cantato e rap, seguendo le continue variazioni dinamiche del pezzo: un brano che nasce “carne” e finisce “brodo”, mantenendo fino all’ultimo la propria identità irriverente e fuori dagli schemi.

I SOMEWHERE sono una band indie-rock italiana che scrive e produce brani originali in lingua inglese.

Il progetto nasce dall’idea di “Somewhere” come non luogo: uno spazio creativo in cui rock, funk e sonorità dance si fondono, dando vita a un ambiente sonoro dinamico e immersivo, capace di trasformare ogni brano in un’esperienza musicale coinvolgente.

Attiva dal 2022 nella scena indie funk rock, la band si distingue fin da subito per un’intensa attività live che la porta a esibirsi su numerosi palchi del circuito locale.

Nel 2023 i SOMEWHERE conquistano il Pordenone Rock Contest, affermandosi come una delle realtà emergenti più interessanti della scena indipendente. Negli anni successivi il progetto consolida la propria identità artistica attraverso la pubblicazione di quattro singoli, che anticipano l’uscita dell’EP AWAY, pubblicato nel novembre 2024.

Nel giugno 2025 esce il singolo “We Suck”, distribuito in collaborazione con CDF Distribution. Il brano Kick entra in rotazione su circa 200 radio locali italiane, accompagnato da oltre 20 interviste radiofoniche promozionali nei primi mesi del 2025.

Nel 2026 il percorso della band prosegue con la vittoria del Veneto Rock Contest e con l’inizio della collaborazione, da maggio dello stesso anno, con l’etichetta indipendente Sorry Mom!, consolidando ulteriormente il posizionamento del progetto nella scena indipendente italiana.

ASCOLTA “WE SUCK”!

Spotify: https://bit.ly/4u5grMI

Jey, dalla lirica al rap passando per rock e reggaeton: esce il primo disco “Dies Irae”

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Jey, dalla lirica al rap passando per rock e reggaeton: esce il primo disco “Dies Irae”

Dies Irae è il primo EP di Jey, disponibile da venerdì 22 maggio su tutte le piattaforme digitali, pubblicato da Redgoldgreen Label.
Anticipato dal singolo Echi d’ombra, dove sulla produzione drill di da Dr. Testo, aveva in qualche modo cristallizzato il suo dualismo artistico tra rap e canto lirico, arriva ora il disco di debutto.
Il progetto di Jey nasce dal bisogno di raccontare l’essere umano nella sua tensione costante tra luce e oscurità. Non il buio come semplice estetica, ma come esperienza emotiva e collettiva: dolore, perdita, senso di inadeguatezza, il peso di una società che impone la forza come unica forma di legittimità. Allo stesso tempo, il progetto cerca uno spazio di leggerezza autentica, intesa non come fuga, ma come fase necessaria del processo di guarigione e rinascita. La musica attraversa la fragilità senza vergogna, unendo introspezione e sensualità, vulnerabilità e potenza espressiva. Essere donna, in questo progetto, significa rivendicare la complessità: essere luminosa senza superficialità, leggera senza rinunciare alla profondità. Il linguaggio di Jey è ibrido, moderno ed emotivo: un equilibrio instabile con l’essere umano sempre al centro della narrazione.
Il Dies irae (latino per "Giorno dell'ira") è una celebre sequenza medievale, attribuita a Tommaso da Celano, che descrive il Giudizio Universale. Significa il giorno in cui, secondo la fede cristiana, Dio giudicherà le anime, separando i salvati dai condannati al fuoco eterno. È noto per il suo tono solenne e cupo, ampiamente usato nella musica funebre.
Il progetto fonde lirica, rap, rock, pop urbano, trap e contaminazioni dancehall/reggaeton, creando una nuova identità definita dall’artista come lyrical rap. Le influenze spaziano dal canto operistico e colto allo stile Hip-Hop italiano, dal rock emotivo al cantautorato urbano contemporaneo. La voce diventa così quell’indispensabile filo narrativo che attraversa tutte le tracce.
Jey è il nome d’arte del soprano Jennifer Turri, artista faentina classe 1998. Dopo la formazione al Conservatorio Rossini di Pesaro (PU), dove si laurea in Canto Lirico con lode, si specializza all’Accademia Lirica di Osimo (AN). Canta nei cori del Rossini Opera Festival, del Teatro della Fortuna di Fano, del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, e nel Coro Cherubini, diretto dal Maestro Riccardo Muti. Approfondisce la tecnica con masterclass di rilievo, tra cui quella con il tenore José Carreras, e nel 2021 riceve il prestigioso Premio Maria Callas all’Arena di Verona, per il talento vocale dimostrato nel panorama lirico italiano.
Se il canto lirico costituisce il suo percorso professionale e accademico, da sempre ha nutrito una parallela passione per la musica rap e per tutte le sonorità urban e black.
 
Dies Irae è un viaggio emotivo che attraversa oscurità, rabbia, dolore, catarsi e liberazione. Gli arrangiamenti alternano momenti essenziali e sospesi a esplosioni rock e rap, con la voce lirica come elemento centrale e simbolico: un ponte tra vulnerabilità e potenza. Le produzioni mescolano atmosfere cinematiche, underground e viscerali, mantenendo una forte identità emotiva e narrativa. Le produzioni vedono la collaborazione con Rick Freak, VirtuS, Dr. Testo, Ed Mars e Simon Bayle. Ogni producer contribuisce con una sensibilità diversa, dando all’EP sfumature che spaziano tra urban oscuro, impatto emotivo, energia contemporanea e ricerca sonora.
L’approccio produttivo resta cinematografico e narrativo: ogni brano è concepito come un capitolo di un racconto, con sound design e dinamiche pensate per accompagnare l’evoluzione emotiva del concept.
Si passa così da “Echi d’ombra” e “Fili di lacrime” che rappresentano il più caratteristico crossover tra il mondo classico e quello rap, a “Basta Amore” che si sposta verso un verso pop rock diretto e liberatorio. Se “Metropoli” mescola rap, soul e lirica, la ritmata “Diavolo” mette a fuoco una combo di rap e R&B. Chiude l’EP “Kick ‘n’ Shine”, un brano reggaeton che fa leva su un potente ritornello pop rap.
Dies Irae è un viaggio sonoro e spirituale attraverso le molte forme dell’animo umano. Ogni brano racchiude un frammento di identità e un passo verso la ricostruzione: dalla presa di coscienza alla discesa nell’ombra, dal dolore alla rabbia, fino all’accettazione e alla liberazione. La lirica, il rap e il rock convivono in un’unica narrazione, dove la voce diventa simbolo di fragilità e potenza, e il corpo diventa spazio di rinascita.
                         

DJ Jad, Wlady e Shorty Shok raccontano l’estate che manda in crisi le coppie: “Colpa del Sole” è il nuovo singolo tra ironia, caldo, desiderio e relazioni al limite

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Un’icona del rap italiano, un producer multiplatino e una delle firme più trasversali della scrittura pop contemporanea uniscono tre percorsi diversi in una canzone estiva lontana dalla cartolina patinata, dove il sole diventa l’alibi perfetto per ogni deriva sentimentale


Esce venerdì 29 maggio “Colpa del Sole”, il nuovo singolo di DJ Jad, Shorty Shok e Wlady, una collaborazione nata in studio in modo spontaneo, dopo anni di incroci, intenzioni rimandate e la volontà di mettere insieme tre identità artistiche diverse dentro una canzone che racconta l’estate senza aderire alla sua immagine più patinata.

Il brano sarà presentato in anteprima nazionale il 26 maggio allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, in occasione de “La Notte dei Leoni”, serata di sport, intrattenimento e solidarietà con le leggende del calcio e volti noti del mondo dello spettacolo. L’appuntamento sosterrà la ricostruzione del teatro del carcere minorile di Nisida e le attività della Fondazione Santobono Pausilipon, con un messaggio rivolto in particolare ai giovani, tra inclusione, legalità e contrasto alla violenza.

Qui la stagione calda non è la solita fotografia da spiaggia, aperitivo e libertà senza conseguenze. È una temperatura che sale anche dentro i rapporti, un accumulo di desiderio, stanchezza, attrazione, nervosismo, aspettative sociali e piccoli cedimenti quotidiani. Il sole diventa il grande alibi di tutto ciò che sfugge di mano: spoglia, confonde, espone, manda in crisi le coppie, altera le distanze, rende più nitido e visibile quello che durante il resto dell’anno rimane coperto, schermato dalla routine e tenuto sotto controllo.

Mentre ogni estate si riempie di brani pensati per accompagnare la stagione più consumata dell’anno, chiedendo alla musica di diventare colonna sonora, ritornello e corsa al tormentone, “Colpa del Sole” sceglie un’altra angolazione, raccontando il caldo come una condizione che abbassa le difese facendo saltare ogni filtro, il divertimento come territorio pieno di inciampi e la leggerezza come forma intelligente di lettura del presente.

Il ritornello, «Colpa del sole che ti fa spogliare e manda in crisi quelle coppie innamorate», fotografa un’estate ironica, fisica, un po’ scombinata, dove l’attrazione convive con il caos, la voglia di evasione con i rapporti che si complicano, la promessa di libertà con la sensazione che basti davvero poco per perdere equilibrio.

Con un testo ironico, pieno di dettagli e frasi che sembrano nate per restare addosso, “Colpa del Sole” mette in fila una serie di elementi — il mare, l’alta marea, le coppie in crisi, le zanzare, il tiramisù, Santa Claus che manca già sotto il sole — e li trasforma in una piccola commedia sentimentale estiva, dove tutto sembra sorridere ma niente è davvero innocuo.

«L’amore non finisce, ha solo finito i giga» è una delle immagini più efficaci del brano: una battuta che intercetta il modo in cui oggi anche i sentimenti sembrano passare attraverso connessione, disponibilità immediata, notifiche, attese, risposte, assenze. Una frase in un pezzo, certo, ma anche la fotografia di relazioni sempre accese eppure spesso instabili, condizionate dalla reperibilità continua e da quel bisogno di conferme immediate che spesso finisce per complicare anche ciò che sembrava semplice.

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Alla base di “Colpa del Sole” c’è l’incontro tra tre percorsi diversi ma comunicanti.

DJ Jad, nome centrale nella storia del rap italiano e membro fondatore degli Articolo 31, porta con sé un background che attraversa oltre trent’anni di musica, dagli esordi dell’hip hop nel Belpaese alla stagione dei grandi successi nazionali, fino al ritorno del duo sul palco del Festival di Sanremo nel 2023. La sua figura appartiene a quella generazione di artisti che ha contribuito a portare il rap fuori dalle nicchie, rendendolo un linguaggio popolare, capace di parlare a pubblici molto diversi senza perdere la propria matrice.

Accanto a lui c’è Wlady, suo fratello minore, DJ e producer dalla lunga esperienza, già presente nella storia degli Articolo 31 con scratch e collaborazioni, poi autore di un percorso che lo ha portato a firmare produzioni di grande impatto commerciale. Nel suo curriculum convivono club culture, pop, dance, rap e mainstream: da “Maria Salvador” di J-Ax, brano certificato multiplatino, fino a “Disco Paradise” con Articolo 31, Fedez e Annalisa, tra i successi più rilevanti degli ultimi anni.

Il terzo asse del progetto è Shorty Shok, artista, autore e produttore classe 1992, fondatore del Nibiru Studio. Cresciuto tra rap, pop punk, reggaeton e scrittura melodica, nel corso degli anni ha lavorato come autore, producer e vocal producer accanto a nomi importanti della scena italiana, da Vegas Jones a Grido, J-Ax, Gemelli DiVersi e Mondo Marcio, affinando una cifra che connette immediatezza, produzione contemporanea e attenzione alla voce.

“Colpa del Sole” nasce proprio da questo punto di contatto: il bagaglio di chi ha attraversato stagioni decisive della musica italiana, la competenza produttiva di chi sa leggere il linguaggio pop senza appiattirlo, e lo sguardo di una generazione abituata a muoversi tra generi, formati e immaginari differenti.

«Era da tanto tempo che dicevamo di volerci beccare in studio, poi finalmente è successo in modo molto naturale - raccontano gli artisti -. Ci siamo trovati, abbiamo iniziato a confrontarci sulle sensazioni legate all’estate, e da lì è nata “Colpa del Sole”. Fin da subito ci interessava raccontare il lato meno patinato della bella stagione, quello fatto di caldo insopportabile, aspettative sociali e rapporti che sotto il sole sembrano complicarsi ancora di più, però con leggerezza e ironia.»

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Il brano lavora su una contraddizione specifica, quella per cui l’estate viene narrata da anni come il tempo del piacere, della spensieratezza obbligatoria, ma nella vita reale è spesso anche il momento in cui tutto si accentua. Le coppie litigano di più, le assenze pesano di più, il corpo viene esposto di più, il confronto sociale aumenta, il desiderio si confonde con il bisogno di fuga. “Colpa del Sole” trasforma questa dicotomia in una canzone dalla scrittura brillante e dal sound pensato per entrare sottopelle senza rinunciare al dettaglio.

«Per noi rappresenta qualcosa di molto vero e spontaneo - concludono DJ Jad, Shorty Shok e Wlady -. È una canzone che usa leggerezza e ironia per raccontare sensazioni reali, quelle piccole contraddizioni che spesso ci portiamo dietro, soprattutto d’estate.»

Il videoclip ufficiale, in uscita nel corso delle prossime settimane, vedrà la partecipazione di cameo importanti dal mondo dello spettacolo. La clip accompagnerà il progetto in una seconda fase, ampliandone l’immaginario visivo e rafforzando il carattere corale della release.

Il brano sarà inoltre accompagnato da un tour, le cui date verranno annunciate nel corso delle prossime settimane attraverso i canali social ufficiali degli artisti. Un ulteriore sviluppo live per una release pensata non solo come singolo estivo, ma come progetto capace di proseguire il proprio racconto anche sul palco, nel contatto diretto con il pubblico.

Con “Colpa del Sole”, DJ Jad, Shorty Shok e Wlady firmano una canzone estiva che non cerca la perfezione della stagione, ma il suo lato più disordinato e ironico: quello in cui il caldo diventa una scusa, il desiderio un incidente felice, l’amore una connessione che ogni tanto salta, e il sole il colpevole ideale di tutto ciò che non riusciamo più a controllare.

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Biografie.
DJ Jad. Appassionato di hip hop sin da bambino, DJ Jad è tra le figure che hanno contribuito in modo decisivo alla nascita e alla diffusione del rap in italiano. Con gli Articolo 31, insieme a J-Ax, ha segnato una stagione fondamentale della musica italiana, dagli esordi con “Strade di città” fino ai grandi successi di “Così com’è”, “Nessuno”, “Domani smetto” e “Italiano medio”, attraversando rap, pop, rock e street culture con un impatto capace di superare i confini di genere. Dopo la lunga esperienza con gli Articolo 31, ha portato avanti un percorso solista stratificato, tra produzioni, album, collaborazioni internazionali e progetti legati alla cultura hip hop, al vinile e alla ricerca sonora. Nel 2023 è tornato con gli Articolo 31 al Festival di Sanremo con “Un bel viaggio”, primo inedito del duo dopo circa vent’anni.


Wlady. DJ, producer e autore, Wlady muove i primi passi nella musica nei primi anni Novanta, partecipando a competizioni nazionali per DJ e distinguendosi per la tecnica dello scratch. Fratello minore di DJ Jad, collabora fin dagli esordi con gli Articolo 31, contribuendo con scratch e interventi musicali a diversi album del gruppo e prendendo parte anche all’attività live. Nel corso della sua carriera ha firmato produzioni e collaborazioni che attraversano dance, pop, rap e mainstream. Tra i lavori più rilevanti figurano “Maria Salvador” di J-Ax, brano certificato multiplatino, e “Disco Paradise” di Articolo 31, Fedez e Annalisa, che ha raggiunto numeri di grande rilievo sulle piattaforme e ottenuto importanti certificazioni. Nel 2016 ha ricevuto il Premio alla carriera ai Dance Music Awards.

Shorty Shok. Shorty Shok, nome d’arte di Gabriele D’Asaro, è un artista, autore e produttore musicale italiano. Cresciuto tra rap, pop punk e reggaeton, sviluppa fin da giovane un approccio trasversale alla scrittura e alla produzione. Nel 2009 fonda il duo DoppioStile, progetto autoprodotto che supera il milione di visualizzazioni complessive su YouTube, per poi avviare un percorso solista. È fondatore del Nibiru Studio, attivo dal 2009 nell’hinterland milanese, e negli anni ha collaborato come autore, producer e vocal producer con numerosi artisti della scena italiana, tra cui Vegas Jones, Grido, J-Ax, Gemelli DiVersi e Mondo Marcio. Parallelamente alla produzione musicale, ha firmato sigle e contenuti sonori per brand come McDonald’s e ScuolaZoo.

Nuovo disco di Albert Eno - "II" - (etichetta Filibusta Records / Romolo Dischi)



Albert Eno – “II”

il secondo album

Label: Filibusta Records / Romolo dischi

(distrib. digitale Altafonte Italia, distrib. fisica IRD)


Esce il secondo album di Albert Eno, “II”, per Filibusta Records / Romolo Dischi (distrib. digitale Altafonte Italia, distrib. fisica IRD).


L’album II (due) nasce da un’immagine semplice: due linee verticali, parallele.

Vicine, ma non sovrapposte. Per me quel segno grafico è già una storia. È la forma visiva della relazione, l’incontro tra due presenze che condividono uno spazio senza mai annullarsi. Questo disco abita proprio lì, in quello spazio sottile.

Mi interessava raccontare il “due” non come fusione, ma come tensione. Il momento in cui ci si riflette nell’altro e allo stesso tempo ci si scopre separati. Quando il respiro cambia perché qualcuno si avvicina. O perché si allontana. Quando una parola non detta pesa più di una dichiarazione.

Nella numerologia il due è un numero legato al principio femminile: accoglienza, intuizione, sensibilità profonda. È un’energia che non impone, ma ascolta; che tiene, che custodisce. Forse è anche per questo che molte delle mie canzoni hanno una presenza femminile al centro — non come simbolo fragile, ma come forza silenziosa che sostiene e trasforma.

In II non c’è una narrazione lineare, ma un movimento emotivo continuo. Stanze, paesaggi, silenzi. Una finestra aperta su un ritorno, una terrazza che diventa distanza, una voce che chiede di restare, un’eco che rimane anche quando il suono si interrompe. Tutto ruota attorno a quella dualità: presenza e assenza, desiderio e paura, trattenere e lasciare andare.

Non è un disco sulla perdita. È un disco sulla persistenza. Sul fatto che il legame non si dissolve semplicemente perché cambia forma. Il “due” continua a esistere anche quando non è più visibile nello stesso modo.

II è il mio modo di osservare quella linea invisibile che unisce due punti nel tempo. Non cerca una conclusione, non chiude il dialogo, ma rimane in bilico, come due linee parallele che continuano a camminare insieme, ognuna con la propria identità dentro lo stesso spazio emotivo.

 

Line Up:

Albert Eno voice, electric & acoustic guitar, synth bass -Additional musicians: Frida Bollani Magoni piano & vocals in “Stay” - Martlene vocals in “Lullaby” - Giada Marabese choir and “voice of soul” in “Forgotten” - Marco Dainese viola arrangements)- Crivez guitar in “Empty lung Apnea” - Otus bass in “Be Your World”

 

Tracklist:

Reflection / Hold me / To her Hometown / Empty Lung Apnea / Song to you / Forgotten / Stay / The Girl on the Terrace / Be Your World / Lullaby

 

Credits:

Testi & Musica: Albert Eno

Produced by Albert Eno & Ugo Bolzoni - Recorded at Moscow Mule Studio by Albert Eno - Mix & Master at Neven Records by Ugo Bolzoni - Lyrics & Music by Albert Eno

Copertina-artwork: Giorgia Faccin

 

 

Bio: Classe 1980, Albert Eno si avvicina alla musica fin da giovanissimo, iniziando a studiare canto all’età di 11 anni. Negli anni ‘90 fonda, insieme al fratello, i Kismet, alternative rock band con cui raggiunge importanti traguardi: cinque dischi pubblicati, numerosi tour in Italia e in Europa, e riconoscimenti prestigiosi – tra cui il premio come Miglior Band assegnato da Mogol nel 2012 nell’ambito del Tour Music Fest. La band si esibisce su palchi di rilievo internazionale, tra cui l’O2 Arena di Londra, e apre concerti per artisti come The Pretty Reckless e Omar Pedrini.

 

Nel 2018 Albert avvia la sua carriera solista, distinguendosi per uno stile personale, viscerale e autentico. Inizia a collaborare con Barley Arts come opening act per artisti internazionali in tour in Italia, tra cui Noah Gundersen, Stu Larsen e Charlie Winston. Proprio con Charlie Winston, nel 2020, nasce una collaborazione speciale che si concretizza in un tour in Belgio, in importanti live club come La Ferme du Biéreau (sold out), dove Albert non è solo supporter, ma partecipa attivamente allo show, duettando sul palco con Charlie in alcuni brani.

 

Da quel tour nasce anche un incontro chiave per il percorso di Albert: Frida Bollani Magoni, fan di Winston, lo scopre e rimane colpita dalla sua voce e dalla sua scrittura. Dopo l’uscita del disco solista Dark’n’Stormy (2021), Frida lo invita per un primo duetto sul palco nella rassegna Tra Ville e Giardini, a Costa di Rovigo. In quella serata nasce un’energia speciale, culminata nell’esecuzione del brano Dark’n’Stormy, in cui la frase "Nothing but you" – parte del testo – diventa un momento corale e partecipato con il pubblico.

Da lì prende il via una collaborazione artistica che, nel tempo, si intensifica: inizialmente come opening act in alcuni appuntamenti, Albert viene poi invitato a condividere il palco con Frida in importanti festival e rassegne, tra cui:

·        Festival della Bellezza (Anfiteatro del Vittoriale)

·        Camerino Festival

·        Sant’Elpidio Jazz Festival

·        Piacenza Jazz Festival

·        Segesta Teatro Festival

 

Parallelamente, Albert continua a portare avanti il proprio progetto solista. Con la sola forza della voce e delle sue chitarre – acustiche ed elettriche – costruisce uno spettacolo intimo, diretto e profondamente emotivo. Unisce brani inediti, il repertorio di Dark’n’Stormy e rivisitazioni personali di artisti che lo hanno influenzato: John Lennon, Jeff Buckley, Chris Cornell, Nirvana, Oasis.

Nel maggio del 2026 esce il suo secondo album dal titolo “II” che sarà anticipato da uno spettacolo in solo: un viaggio sonoro sincero, potente e senza filtri, pensato per entrare in connessione autentica con il pubblico.

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