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venerdì 16 ottobre 2020
Sofia Mehiel "la Papessa" paladina del movimento LGBT
sabato 29 agosto 2020
DILETTA LEOTTA LA TRASPARENZA DELLA BELLEZZA FEMMINILE CANTATA DAI TAGLIA 42
Il nome è un chiaro riferimento alla femminilità e a chi sa valorizzarla, si tratta di DILETTA LEOTTA, testimonial della bellezza, un progetto discografico che unisce Saverio Grandi ( produzione strumenti e arrangiamenti e Serenella Occhipinti alla voce. DILETTA LEOTTA è un brano dal taglio moderno che, inseguendo i fili della sensualità femminile, apporta una tramatura leggera e spensierata, per ricamare poi, un contesto profondo, verso cui imprimere messaggi importanti come quello della pluridimensionalità della bellezza..
Gli artisti Taglia 42 hanno realizzato ‘una canzone cantata da una donna che parla a tutte le donne. A tutte le donne che sono già belle, fuori e dentro, ma a volte, nel corso della vita, a qualsiasi età, se ne dimenticano e vorrebbero essere meglio di come sono. Perfette, belle come Diletta Leotta, che è la testimonial della bellezza, una musa contemporanea. In realtà la canzone conclude dicendo "Alla fine va bene così, alla fine mi piaccio così" perchè ogni donna giustamente cerca di migliorarsi ogni giorno e di essere bella per come è”. Un elogio quindi anche all’autostima e alla fiducia in sé, alla capacità di essere critiche verso se stesse, ma anche di saper cogliere il vero valore della bellezza, penando che gli occhi, talvolta vedono, anche oltre l’apparenza di un momento.
I TAGLIA 42 sono una band che esordisce nell'estate del 1997 con il singolo Regolare, riscuotendo un buon successo, anche a seguito dell'arrivo in finale a Sanremo Giovani 1997. L'anno seguente, con il brano Con il naso in su, partecipano al Festival di Sanremo nella sezione "Giovani". Pubblicano quindi il loro primo album dal titolo omonimo Taglia 42.
Nell'estate del 1999 esce il singolo Rilassati, anticipazione del secondo album, Due, la cui pubblicazione avviene nel 2000. Il titolo, oltre a indicare il secondo album del sodalizio, evidenzia un profondo cambiamento che riguarda in primis la parte lirica: testi più aggressivi, basi che si avvicinano al rock e, la formazione stessa, che dagli iniziali cinque componenti si è ridotta ai soli Occhipinti e Grandi. L'album vede la collaborazione di Vasco Rossi per la scrittura del testo di Pregi e difetti e quella con Mariadele, la quale presta la voce per il brano Dalla tua parte, quella di Evelina Arnesano per la scrittura del testo Tu non mi stanchi mai (su musica di Saverio Grandi).
Nel maggio dello stesso anno il gruppo si scioglie. Mentre proseguì l’attività della voce femminile del gruppo come solista con il nome “Sara6” – partecipando fra l’altro alla Sezione Giovani di Festival di Sanremo 2001 su Rai 1 e al tradizionale appuntamento tv Natale in Vaticano 2005 su Canale 5, l’edizione più seguita per ascolti –, partecipando a vari progetti, incidendo numerosi nuovi singoli ed è tuttora attiva anche come “Sara 6” (2019).
Nel novembre del 2017 alcuni componenti (Serenella Occhipinti, Luca Longhini, Renato Droghetti, Stefano Peretto e la new entry Giorgio Santisi) decidono di riunirsi e fondare un nuovo gruppo musicale, gli “Yessa”, per proporre un repertorio di nuovi inediti mescolati a cover ri-arrangiate e pezzi originali dei Taglia 42. Nel 2018 gli Yessa interrompono la loro attività e Serenella Occhipinti e Giorgio Santisi proseguono il progetto di band con il nome di Sara6.
Sonia Bellin
domenica 25 febbraio 2018
ESCE IN RADIO “COSI’ NON VA” DI SHARD
domenica 21 gennaio 2018
Pausa Caffè, l'intervista
Ragazzi potete presentarvi ai nostri lettori?
Salve a tutti! Siamo i Pausa Caffè e veniamo da Torino. Ciao mamma!
Ci spiegate come è nato il nome della band? Di chi è stata l'idea?
I Pausa Caffè nascono con Luca Scomparin (voce), Christopher Siddi (pianoforte e tastiere), Lorenzo Manzoni (batteria) e Luca Abbrancati (basso). Il nome prende forma durante una chiacchierata fatta seduti al tavolino di un bar, ed è direttamente collegato allo spirito con cui nasce la band, cioè quello di raccontarsi attraverso la musica, cercando di essere liberi e spensierati proprio come durante una pausa caffè, in cui si parla di tutto e di niente, del più e del meno, del meno e del più.
Raccontateci il vostro percorso artistico.
Siamo partiti immediatamente con la musica inedita, bypassando lo step delle cover. Questo grazie al fatto che Luca aveva già alcuni testi pronti per essere arrangiati. Ci siamo esibiti più volte, riscuotendo molti pareri positivi sui brani, in particolare per le parole in essi contenute. All’inizio del 2017 è entrato nel gruppo Niccolò Vianello (chitarra), che ha aggiunto le sei corde alle nostre sonorità. Inizialmente, l’impronta musicale era orientata verso un sound molto più acustico e folkeggiante rispetto a quello che si percepisce ascoltando Ballo di fine album. In ogni caso abbiamo avuto la possibilità di esibirci spesso dal vivo, partecipando anche a diversi festival e contest, tra cui il Carnevale di Ivrea e il Patchanka. A giugno siamo entrati in studio per registrare il disco, uscito il 30 settembre scorso, e ora siamo alla ricerca di date per portarlo in giro il più possibile.
Aggiungere un proprio stile e identità, quanto è importante per un musicista?
Secondo noi è fondamentale, forse è la cosa più importante. È per questo che stiamo lavorando tanto su come ci poniamo, a livello di gruppo, con il pubblico, sia durante le esibizioni dal vivo che attraverso i social network. È importante essere sempre coerenti con quello che si vuole trasmettere, dal punto di vista della musica ma anche (e forse soprattutto, al giorno d’oggi) a livello di immagine. Abbiamo deciso di costruire un tema ben preciso intorno al disco, e cerchiamo in ogni modo di muoverci al suo interno, cercando sempre il collegamento con esso e con il suo significato.
Quali sono i vostri ascolti musicali?
Partiamo col dire che sono tutti molto diversi tra di loro, e gli incastri di gusti e di influenze sono ben percepibili all’interno dei nostri pezzi. Innanzitutto c’è una forte presenza dell’elettronica, che il nostro produttore Fabrizio ci ha aiutato a cogliere nel migliore dei modi realizzando dei suoni meravigliosamente freschi. Non manca però la tradizione cantautorale italiana, a noi ben presente sia grazie ad artisti più datati come De Andrè o Guccini, sia grazie ad autori contemporanei come Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, Brunori Sas o Max Gazzè. Anche Caparezza, molto apprezzato da tutti noi, è in qualche modo una fonte di ispirazione. Dal lato di Luca Scomparin e Christopher c’è anche una componente rap/hip hop, mentre Luca Abbrancati e Niccolò sono più vicini al rock e a tutti i suoi sottogeneri.
Tra le vostre esperienze e partecipazioni, quali ricordate con soddisfazione?
Dal punto di vista del gruppo probabilmente la data di Sanremo, a maggio dello scorso anno, perché ci ha permesso di viaggiare, quindi di passare tanto tempo insieme e sicuramente ha incrementato la nostra compattezza. Sicuramente la produzione del disco è stato un momento musicalmente molto importante, che ci ha fatto crescere sia individualmente che come gruppo e che ci ha fatto assumere una notevole consapevolezza nei nostri mezzi. Anche la realizzazione del video, completamente autoprodotto, è certamente stata stimolante e divertente, oltre che impegnativa.
Ci parlate del vostro EP, Ballo di fine album? Perché questo titolo?
Ballo di fine album è carichissimo della nostra personalità e del nostro modo di concepire il mondo, oltre che la musica. I testi hanno un ruolo di primissimo piano, e attraverso di essi proviamo a raccontare alcune delle più significative contraddizioni della società attuale. Manitou e Coriandolo, mettono in risalto la cattiva influenza dei social network sulla vita di ognuno di noi, ci trascinano in una bolla di conformismo da cui è difficile scappare. Solita Routine ci parla di come le convenzioni sociali impediscano a due giovani di età diverse di vivere serenamente la loro storia d’amore. Cesare, invece, è un viaggio introspettivo alla scoperta di se stessi, alla ricerca dei propri demoni interiori, che non sempre si riescono a sconfiggere: il messaggio che vogliamo trasmettere è che la musica diventa un modo per provare, almeno, a vivere davvero. Infine, Pausa e Caffè, sono un invito a prendersi alcuni minuti di solitudine nel corso della propria giornata, una “pausa caffè”, per isolarsi da tutto e da tutti, perché è solo così che si può essere davvero se stessi.
Per quanto riguarda il titolo, è stato scelto per cercare di inquadrare su più livelli il concept attorno a cui il disco ruota: il tema è ovviamente quello della festa, evidenziato tramite il chiaro riferimento al ballo di fine anno tipicamente americano (da cui deriva la scelta del font). Se vogliamo andare un po’ più a fondo, si ritrovano le contraddittorie lotte al conformismo che vediamo in Manitou: a questa festa non vorremmo partecipare, siamo totalmente disinteressati, però quando arriva l’ultima canzone, ci rendiamo conto che l’ultima cosa che vogliamo è che arrivi la fine, ormai ci stiamo dentro, e probabilmente tutti quanti siamo, alla fine, un po’ conformisti.
I vostri piani futuri?
Sicuramente portare avanti il progetto sfruttando al massimo tutte le potenzialità che crediamo abbia. Vogliamo suonare tanto dal vivo, sempre di più, per far ascoltare i nostri pezzi al maggior numero di persone possibile, e rientrare in studio al più presto per realizzare qualcosa di nuovo, visto che di idee da sviluppare ne abbiamo parecchie. Sembra che il disco in generale piaccia e chissà, magari potrebbe finire nelle mani (e nelle orecchie) della persona giusta. Ci va sicuramente fortuna, come in tutto nella vita, però noi il nostro vogliamo e dobbiamo mettercelo.
A chi volete dire "grazie"?
Prima di tutto a noi stessi: quello che abbiamo fatto fin ora è stato grazie alla passione e all’impegno che ciascuno di noi ha dedicato alla causa. Poi dobbiamo ringraziare Fabrizio Pan, il nostro mitico produttore, che ci ha dedicato tutta l’attenzione possibile, dandoci una grossa mano a livello di idee mettendoci molta della sua esperienza. E, ultimo ma non ultimo, alle nostre famiglie, sempre pronte ad appoggiarci e a spingerci in ogni momento, scarrozzandoci in giro e supportandoci ai live.
I vostri contatti?
Potete trovarci su YouTube su Facebook e su Instagram
martedì 2 gennaio 2018
DAL 2 GENNAIO 2018 RADIO “NON SEI TU” DEI MAGHI DI OZZY
Dopo il concerto di settembre all' Home Festival di Treviso, esce l’album "HO PERSO L’EDEN " da cui è estratto il primo singolo, il cui titolo “ANIMALE”, suggerisce immediatamente un intento di autenticità e schiettezza, caratteristico della band; dal 2 gennaio 2018, ad inaugurare il nuovo anno, ecco il nuovo singolo, scritto e composto dalla voce del gruppo Paolo Ciacci, in arte Ozzy.
Sonia Bellin
giovedì 28 dicembre 2017
“L’IGNOTO IDEALE” DEGLI ORDITA TRAMA
Sennonché, durante i live, il desiderio di poter esprimere in maniera libera e spontanea, concetti ed esperienze autobiografiche, fa sì che le nuove canzoni riportino testi in lingua italiana, poi inseriti in un album dal titolo BASTA SOLO RESISTERE, uscito nel febbraio 2017.
Ma è con l’etichetta indipendente Label Music, che la band ha modo di produrre il singolo uscito il 10 Novembre dal titolo L’IGNOTO IDEALE. Si tratta di un brano, ispirato al romanzo “Se mi tornassi questa sera accanto” di Carmen Pellegrino, all’interno del quale, il protagonista Giosuè Pindari, parla proprio di una Città dell’Ignoto Ideale.
Attraverso questa canzone la voce degli Ordita Trama, ossia Carmine Maffei, ha così riversato in musica, la concezione di un mondo, magari utopico, ma non impossibile: Ho creduto, sperato, voluto un mondo possibile, canta Carmine. Un mondo popolato da esseri umani ma anche da umanità, da sentimenti veri ed autentici, lontano da qualsiasi tipo di discriminazione, dove le persone maturano e si arricchiscono grazie al loro lavoro, in un universo circoscritto dove ai furbi sarà vietato entrare, come in chiusura quasi del pezzo canta ancora Maffei; un mondo dunque, e un modo di vita, spesso profetizzati tra le pagine di tanta Storia ma mai realizzato nel concreto. Vittima di brutti risvolti storici politici, non ho smesso di piantare garofani nei vostri giardini: e proprio il garofano, se è vero che quello rosso, era usato come simbolo dal partito socialista, nel linguaggio dei fiori esso rappresenta la rinascita, l’affetto e l’ amore, oltre a comparire in una leggenda cristiana e ad essere ritenuto, in Giappone, augurio di buona sorte. Siamo in cerca di un sole che ci possa illuminare nell’utopico ideale, la sorte.
E ancora: “Nella mia realtà ideale si lavora per vivere, e la gente non può solo vivere del proprio mestiere”, parole che invitano a riservarci sempre quello spazio necessario alla riflessione su noi stessi, al raccoglimento che ci permette quella fuga dalla realtà, di cui il brano stesso tratta: la fuga verso un mondo migliore, un “ignoto ideale”, sconosciuto quindi, ma pur sempre frutto del nostro desiderio di vedere un universo migliore.
Oltre allo spessore e la profondità del testo, anche alla musica è dato ampio spazio, con notevoli parti strumentali all’interno del pezzo. La limpidezza delle sonorità, contrasta con il dark a cui s’ ispira il mood del brano, dove tra influenze di matrice anglosassone, con certi rimandi “Bowiani” anche per quanto riguarda le tematiche, spicca nell’ombra, l’atmosfera oscura, al confine con la cupezza, del sound dei Cure. Cupezza ravvivata dalla speranza sottesa al filo del futuro e ravvisabile dalle parole del testo: “Sorgeremo dalla cenere, marceremo tra la polvere, non sarà più possibile, la morte!”
sabato 9 dicembre 2017
PREMONIZIONE: IL NUOVO SINGOLO DI KIATIO
Sonia Bellin
martedì 28 novembre 2017
Red Light Skyscraper, L'intervista
D. Quanto è difficile realizzare un "sogno" per chi è giovane oggi?
R. Ci
dedichiamo da sempre alla costruzione di un nostro live show, cercando
di affinare tutti i dettagli. Ovviamente crediamo sia molto efficace
unirlo a forme promozionali sia sul web che non. Ci piacerebbe molto
essere parte del progetto di un'etichetta che sia coerente con le nostre
idee: ultimamente stiamo lavorando proprio in questa direzione.Disclaimer
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