
Tra la Napoli suburbana e il synth-pop di MTV, il nuovo singolo di Eric Mormile nel segno del groove e del diritto alla leggerezza
A volte basta un quadrato per cambiare la fisionomia e la percezione di un corpo. Non quello geometrico, ma quello della pista da ballo: il perimetro in cui l’imbarazzo perde autorità, la timidezza arretra e il movimento diventa un linguaggio più rapido e accessibile rispetto alle parole. E oggi, in un mercato musicale che spesso consuma la musica da club riducendola a un algoritmo usa e getta, privo di storia e di identità culturale, il cantautore, polistrumentista e insegnante partenopeo Eric Mormile sceglie di rivendicare il valore della danza libera con “Int’ ’o Quadrato”, il suo nuovo singolo pensato come secondo tassello delle atmosfere notturne di “ÆSTHETICA pt. II”. Dopo l’immaginario spaziale di “Gravità Zero”, Mormile sposta il viaggio dentro la pista: una zona franca in cui il ballo diventa disinibizione, energia catartica e possibilità di liberarsi, almeno per qualche minuto, dal peso dei pensieri quotidiani.
Il brano si pone come un’alternativa netta alle logiche prevedibili delle attuali classifiche, compiendo una scommessa complessa: unire un pop leggero, solare e danzereccio ad una rigorosa architettura lirica. Il testo affronta il progressivo abbandono del corpo al groove, descrivendo quella scossa che parte dalle ossa, dilata le pupille e costringe la testa a muoversi prima ancora che la coscienza se ne renda conto.
Ma la scrittura di Mormile, stratificata e da sempre attenta ai giochi fonetici del vernacolo, inserisce tra le pieghe del testo un contrappunto storico del tutto inatteso: il riferimento alla Piaga del Ballo del 1518, il celebre episodio di isteria collettiva avvenuto a Strasburgo, dove centinaia di cittadini danzarono ininterrottamente per giorni fino allo sfinimento. Un parallelismo ipnotico che unisce la trance rituale al potere sociale e psicofisico della cassa in quattro.
La cura millimetrica dei versi è garantita, ancora una volta, da un sodalizio che nobilita la canzone napoletana moderna: il testo è passato sotto la supervisione del Maestro Salvatore Palomba, firma di rilievo della cultura partenopea e autore di “Carmela”. Le parole si muovono su un impianto ritmico curato dalla produzione artistica del Maestro Nino Pomidoro, capace di tessere una tela sonora che flirta apertamente con l'estetica MTV Pop dei primi anni Ottanta e Novanta.
Se l’idea di scrivere un brano concepito per la pista da ballo affonda le proprie radici nella grande tradizione della Black Music – dialogando idealmente con l'eredità di giganti come Kool & The Gang, Earth, Wind & Fire e Michael Jackson –, sul piano puramente compositivo il progetto prende una direzione differente. L'ispirazione sonora e le soluzioni armoniche si smarcano dai canoni più battuti oltreoceano per sintonizzarsi, invece, sulle frequenze pop-wave e synth-pop di Phil Collins, Go West, Level 42 e Giraffe.

«“Int’ ‘o Quadrato” - dichiara Mormile - è un brano che celebra il piacere del ballo, pur nascendo da una confessione molto personale: non sono mai stato un frequentatore assiduo di discoteche, né tantomeno un ballerino disciplinato. I balli con passi prestabiliti mi rendono goffo, impacciato. Eppure, la volontà di misurarmi con questo territorio nasce da esperimenti passati come “Anema ‘e Lione” e “Animale ‘e Città”, canzoni che ho scritto per quel contesto. Mi sono chiesto: perché non proporre un brano che celebri la danza completamente libera, invitando le persone a perdersi? Il quadrato non è altro che la pista, un luogo in cui lasciarsi andare. Nel testo ho voluto sottrarre, usare meno parole possibili per lasciare spazio al movimento, inserendo però dinamiche fonetiche precise e un richiamo storico alla Piaga del Ballo del 1518, per raccontare l’estasi di un corpo che non può fare a meno di muoversi.»
Dal punto di vista tecnico, il pezzo è animato da un’energia sintetica guidata da bpm più alti, Synth Bass e Arpeggiator martellanti, immersi in Pad profondi e riverberati, sorretti da una drum machine aggressiva e penetrante. Per le chitarre, Eric Mormile ha rispolverato il leggendario amplificatore Rockman di Tom Scholz (Boston), lo storico processore che ha definito il sound di capolavori epocali como “Hysteria” dei Def Leppard.
Questa volta non c'è spazio per assoli virtuosi e divagazioni solistiche; la sei corde è posta al servizio di un’intelaiatura ritmica pura, un omaggio filologico al lavoro interpretativo che David Williams realizzò per Michael Jackson in pietre miliari come “Billie Jean” e “Smooth Criminal”.
Il videoclip ufficiale, diretto da Michele De Angelis per Midea Video, è stato girato a Pianura, il quartiere napoletano in cui Mormile affonda le proprie radici e il proprio sguardo artistico. Le riprese, effettuate all’interno della Vi. Ba. Dance Eventi di Vittorio Gammieri e Barbara Russo, non si affidano a coreografie geometriche o a figuranti algidi, ma mettono in scena la verità di una stanza vissuta, affollata di vita: una comunità di amici reali dell'artista (tra cui Sara di Marzo, Antonietta di Marzo, Giuseppe Toscano, Gianluca Mazzi, Nicoletta Boccardi, Ettore Mariotti, Manuela Mari ed Enrico Rolfi) che si abbandona al groove in totale naturalezza. La fotografia interna comunica con l'artwork del singolo, uno scatto del cielo stellato firmato dalla stessa Sara di Marzo, a ribadire la connessione intima tra microcosmo di quartiere e macrocosmo celeste.
«La cellula musicale di questa canzone – conclude Mormile - risale al giugno del 2019. Il mio cervello lavora h24, crea concetti e strutture che spesso non coincidono con il presente discografico di quel momento. Così ho protetto questa idea, custodendola per il futuro mentre registravo il primo album. Nel 2025 l'ho ripresa in mano ed è stata una vera e propria battaglia interiore: inizialmente il brano non riusciva a convincermi, non trovavo la quadra estetica. Ricordo una sessione decisiva, dieci ore consecutive chiuso in studio, dalle due del pomeriggio a mezzanotte. Quando sono uscito, scompigliato ma finalmente appagato, ho capito che avevamo tirato fuori una traccia veramente mia, un pezzo “alla Eric Mormile”. La più grande conferma è arrivata sul set del video, a Pianura: vedere i miei amici ballare e divertirsi sinceramente su queste frequenze, senza aver mai ascoltato la canzone prima, è stata la mia prima, vera vittoria.»
Se i capitoli precedenti della sua discografia avevano abituato pubblico e critica a un forte e dichiarato impegno sociale, Mormile dimostra oggi che la vera sovversione può risiedere anche in un invito alla danza libera e che il disimpegno può essere una scelta conscia, nobile e squisitamente colta. La pista, nel suo caso, non è vuoto intrattenimento, ma un luogo di trasformazione immediata, dove per qualche minuto il corpo sabota le regole, si libera dei pesi e detta il proprio ritmo.




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